Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 5


Trascrizione del video, eseguita allo scopo di rendere più agevole la fruizione e meditazione dei passaggi più essenziali. Per il testo esatto ascoltare il video, essendo che questa trascrizione, realizzata cercando di attenersi al video per quanto possibile, può essere soggetta a qualche inesattezza qua e là. Questa scuola di preghiera é disponibile da tempo su Youtube e viene riportata qui per riproporla e condividerla a chi non la conosce.


Testo della trascrizione

Qui Radio Maria,

Trasmettiamo una catechesi di padre Andrea Gasparino

Preghiere introduttive

Cominciamo invocando lo Spirito Santo.
Chiedo a tutti gli ascoltatori di unirsi alla mia preghiera.

Spirito Santo,
Aiutaci a capire che la preghiera
non è un dono che noi facciamo a Dio
è un dono che Dio fa a noi.

Dite con me, col cuore.
Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
Aiutaci a capire che la vita
non ha senso senza la preghiera
Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
Aiutaci a capire che preghiamo poco
che preghiamo male
e che tanti non pregano
Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
Aiutaci a capire che urge
imparare a pregare
che urge insegnare a pregare
Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
manifestati con potenza
oggi nella mia debolezza.
Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
Voglio cercare solo la tua gloria
che la tua voce raggiunga tutti i cuori
Vieni Spirito Santo

 

Maria Santissima,
tu sei giunta ai più alti gradi della preghiera.
Aiuta la nostra debolezza.
Aiutaci a capire di più la preghiera
e a voler pregare di più.
Intercedi per noi.

La scuola di preghiera di Gesù

Questa volta cominciamo da una pagina dell’apocalisse: Apocalisse 3.
Dice il testo sacro; è Gesù che parla:

Apocalisse 3:15 Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. 17 Tu dici: «Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla», ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. 18 Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista. 19 Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. 20 Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. 21 Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. 22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

Questa pagina dell’apocalisse contiene una delle descrizioni più belle della preghiera.
Pregare, pregare Dio che bussa. Tu ti alzi, gli vai incontro e Lui entra in intimità con te.
Ecco la preghiera. Bellissimo.

Cominciamo questa volta un bel pensiero di un grande maestro di preghiera che dice: la preghiera è dare gusto alla vita. Senza la preghiera la vita non sa di nulla.

Ecco io vorrei fare questa volta con voi una denuncia alla nostra coscienza cristiana, una constatazione desolante, questa constatazione, non si prega e non si insegna a pregare.

Questo maestro di preghiera dice: in te c’è una parte oscura nemica della preghiera e magari anche di Dio.

Quindi è importante che facciamo insieme, in questa lezione, come una radiografia realistica della nostra preghiera, per renderci coscienti del problema. La nostra situazione generale è grave e non possiamo dormire sonni beati.

Prima voglio dire che si ha una tremenda paura del silenzio. La nostra preghiera dice Divo Barsotti sembra attendere una risposta da Dio ma, se non si fa silenzio, non si sente la sua voce ne sei capace a rispondere.

Senza silenzio la voce di Dio non ci raggiunge.

Poi si ha una tremenda paura di fare la verità, di interrogare la coscienza.
L’assenza di sincerità paralizza lo Spirito Santo nella preghiera.

Una persona falsa è incapace di pregare.

Un’altra osservazione. La preghiera annoia tremendamente tremendamente tante persone.
Tante persone sentono così pesante la preghiera che non la sceglierebbero mai.
La scelgono spinti da un dovere e qualche volta non la scelgono affatto.

Tanta tanta gente si muove da impacciata nella preghiera; è come se dessero in mano un computer a chi non sa maneggiarlo.

Insomma c’è bisogno di maestri, non di professori di università, ma semplici maestri elementari perché non si sta, non si sa stare con Diom non si sa cercare Dio.

Un giorno il Cardinal Martini ha detto: lo spirito viene in aiuto alla nostra debolezza intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili intercede per i credenti secondo i disegni di Dio come ha detto Sanpaolo nella lettera ai Romani.

La natura misteriosa della preghiera, dal Cardinal Martini viene presentata come un gemito cioè dice, deve partire dal cuore, non va fatto superficialmente, deve essere un gemito, un desiderio profondo.

Infatti significa anelare a qualcosa di cui abbiamo estremo bisogno anche fisicamente.

Il gemito è l’espressione di chi mancando di aria, cerca di aspirarla.

Sant’Agostino aveva già detto: il dovere della preghiera si adempie meglio con i gemiti che con le parole, o più con le lacrime che coi discorsi.

Poi ho visto una cosa molto desolante, questo: troppa gente non sente il bisogno della preghiera.

Ecco questo pregare meno, dice Divo Barsotti, è uno dei segni più inquietanti per la comunità cristiana oggi.

Quando non sento il bisogno di pregare, sono molto malato; è come il malato che non può più mangiare, che sente nausea del cibo e non ha più appetito. Le conseguenze immediate sono queste: la vita spirituale allo sfascio, comandano gli istinti e non la ragione, si naviga nel peccato, non si è contenti, non c’è pace profonda.

Non vorrei scoraggiarvi però, devo aprire gli occhi sul problema.

Ci vuole anche molto ottimismo perché è facile imparare a pregare, è bello imparare a pregare e da gusto alla vita.

Notate bene che quando incontrate un cristiano profondamente felice quello sembra un cristiano che prega.

Provate a constatarlo voi direttamente se questo è vero o se non è vero.

Bene, dicevo, ci vuole ottimismo perché è facile ed è bello imparare a pregare.

Noi sappiamo organizzarci in tutte le cose, anche in quelle da nulla. Organizziamo i pasti, organizziamo il lavoro, organizziamo il tempo libero, organizziamo le vacanze, le ferie, perfino nelle cose da nulla noi organizziamo.

Per esempio avete da spazzare una stanza. Non cominciate da qualunque parte. Cominciate dal fondo per scoparla bene. Per tenere in mano la scopa la impugnate in un certo modo. Per pulire un tavolo voi vi organizzate cominciando in un certo modo. Tenete lo strofinaccio in un certo modo, vi sapete organizzare.

Perché nella vita spirituale, perché non lo si fa nella vita spirituale? Lasciata allo stato selvaggio produce frutti selvaggi. Se la vita spirituale è allo stato selvaggio, tutta la vita cristiana è allo stato selvaggio.

Eppure noi sappiamo pregare. Volete la prova che sappiamo pregare? Quando è che si prega si prega? Nelle disgrazie, nelle delusioni, nelle amarezze, nelle malattie, nei fallimenti, nei bisogni urgenti, nella paura, nei pericoli, quasi sempre per ottenere perché noi siamo facili profittatori di Dio.

Però questo documenta che, se lo vogliamo, noi sappiamo pregare.

Bisogna solo farlo con costanza e con metodo.

Naturalmente se devo sforzarmi, se sto benissimo senza, se mi annoio, se metto la preghiera all’ultimo posto, se è l’ultimo treno quando le cose vanno male, non si è capito nulla della preghiera.

Resto sempre tanto impressionato da una frase di Santa Teresa d’Avila che dice: Io garantisco della salvezza chiunque dedichi più di un quarto d’ora al giorno.

Allora, attenzione, io garantisco della salvezza chiunque dedichi più di un quarto d’ora al giorno.
Allora sì o no, è molto consolante.

Dobbiamo buttarci a imparare a pregare, a esercitarci nella preghiera.

Dalle difficoltà che sento, vedo che tante persone non si decidono a cominciare.

Bisogna avere buona volontà, avere uno spazio preciso della giornata, avere volontà di far pregare anche il corpo, dedicare anche un tempo più adatto. Per esempio se lasciate alla preghiera la sera, quando la testa è piena di stanchezza, si capisce che non riuscite a pregare, non riuscite a concentrarvi.

Ma se ti dedichi alla preghiera quando la testa è calma, quando tutto è calmo, per esempio al mattino o per esempio in qualche punto della giornata in cui siete calmi.

Se cercate un luogo adatto per la preghiera.

Gesù lo cercava, tanto più dobbiamo farlo noi. L’ora adatta. Il tempo adatto. Il modo adatto.

Fate pregare anche il corpo e datevi dei minuti precisi della giornata.

Io ritengo che bisogna cominciare da un quarto d’ora preciso, controllato anche con l’orologio ma, subito, appena ne sentite il bisogno, dovete passare alla mezz’ora, perché sentirete presto che un quarto d’ora è anche poco, impiegate tanto tempo a mettere ordine ai pensieri, a mettere calma, a rilassarvi.

Quindi il tempo ideale è mezz’ora.

Se avete il coraggio di dare mezz’ora alla preghiera per un mese intero, ecco, dopo cominciate a cogliere i grandi frutti della preghiera.

Voglio leggere un grande maestro di preghiera russo, Teofane il recluso, un starets russo.

Impiegò tutta la sua vita insegnare a pregare.

Teofane il recluso, scrive: non otterrai nulla soltanto con i tuoi sforzi ma Dio non ti darà nulla se non lavorerai con tutte le tue forze.

Questa legge non conosce eccezioni e insiste: nulla si ottiene senza sforzo. L’aiuto è sempre pronto ed è sempre vicino ma viene dato solo a coloro che cercano e si danno da fare e sono questi cercatori che, dopo aver fatto tutto ciò che è in loro potere, gridano con tutto il loro cuore: Signore, aiutami tu.

Che cosa c’è da capire? C’è da capire tutto. Che la preghiera è Grazia, è Gesù che viene, Gesù che bussa, è Gesù che vuole entrare.

Adriana, come stai? Hai scritto: ogni momento di preghiera è un avvenimento perché il cielo entra in contatto con la terra e la terra entra in contatto con il cielo.

C’è da capire che la preghiera è amicizia.

Nell’apocalisse dice Gesù che mangia alla tua tavola; è amicizia, è intimità.

L’uomo ha bisogno del conforto di Dio come del pane quotidiano.

La preghiera è affettuosità con Dio. è un bisogno di Dio.
La preghiera è un lavoro a due. Devo fare la mia parte perché Dio fa la sua, la fa di sicuro.

La preghiera è come l’ossigeno, è il respiro dell’uomo, è il suo rapporto con Dio.

La preghiera è una necessità assoluta.

L’autore russo dice: senza la preghiera tutte le opere sono come alberi senza la terra.

Vorrei anche dare un consiglio; imparate anche a sfruttare il segno di Croce; è Quaresima, dovreste impegnarvi durante la Quaresima, curare molto questo questa preghiera che è il segno della croce; è una preghiera bellissima, con profondità, ti nutre profondamente ed è proprio un segno della Quaresima.

Quando entrate in una chiesa durante la Quaresima, mettete sempre la mano nell’acqua benedetta. Sapete perché? Perché è il centro d’attenzione della chiesa nella Quaresima; è il ricordo del Battesimo quell’acqua, il ricordo del Battesimo. Voi dovete ringraziare, intingendo la mano nell’acqua benedetta, ringraziare della grazia del Battesimo. Poi segnatevi bene. Ecco, il segno della Croce è un segno da riscoprire, è un segno di cui tanta gente non parla perché l’ignoranza, il paganesimo sono troppo diffusi. Per tanti è solo uno sgorbio. Non è un segno.

Eppure è il primo segno cristiano tracciato su di noi al momento del Battesimo, quando tutti noi cominciamo e sarà l’ultimo segno che tracceranno su di noi quando sarà tutto finito. Siamo nati in questo segno e moriremo in questo segno, nel segno della Croce.

Tutti i doni più grandi della vita sono accompagnati da questo segno: il Battesimo, la Cresima, il Perdono dei peccati, l’Eucaristia, il Matrimonio.

Ad ogni incrocio importante della vita la Chiesa traccia su di noi questo segno.

Il Cristiano usa questo segno prima della preghiera ma dovrebbe usarlo prima del lavoro, prima del cibo, prima del riposo e al primo risveglio del mattino.

Qualcuno usa questo segno prima di un viaggio. Come è bello un camionista che sale in cabina e si fa il segno di Croce, un autista che prima di prendere il volante fa il segno di Croce. Qualcuno usa questo segno prima di un viaggio o davanti a un pericolo. Per qualcuno è Fede, per altri superstizione ma è un gesto di grande importanza perché è il ricordo del più grande atto di amore di Dio per l’uomo, la morte di Gesù; è il segno che ricorda l’amore del Padre, la donazione del figlio, la causa della effusione dello Spirito Santo sul mondo ed è diventato il simbolo del cristiano.

Questo segno è un atto di Fede, è un atto di riconoscenza per l’amore di Cristo per noi, è un impegno a camminare sulla via di Cristo, è importante.

Quando fate il segno di Croce, il gesto, sono importanti le parole che accompagnano il gesto.

Quando ci sentiamo con una croce è come lasciarsi avvolgere dall’amore di Cristo, é rispondere a questo amore.

Quando tocchi la fronte offri la mente a Cristo.
Quando tocchi il petto offri il cuore.
Quando tocchi le spalle offri la vita.

Toccando la fronte con questo segno impegnati a pensare come Cristo.
Toccando il petto impegnati ad amare come Cristo.
Toccando le spalle impegnati ad agire come Cristo.

Avvolgi con la Croce di Cristo tutta la tua debolezza, tutta la tua superficialità, abbandonandoti al suo amore.

Sono importanti le parole.

Toccando la fronte tu dici: Nel nome del Padre – per immedesimarti nel suo pensiero.
Poi dici il nome del Figlio, per immedesimarti nel suo amore.
Poi dici il nome dello Spirito Santo per immedesimarti nella sua azione.

Tu dici – Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo – per calarti nella persona del Padre, nella persona del Figlio, nella persona dello Spirito Santo.

Ed è come se al Padre consacrassi la mente,  come se al figlio consacrassi il cuore, come se allo Spirito Santo consacrassi la vita.

Segnandoti prima della preghiera dici – Nel nome del Padre, impegnati ad abbandonarti completamente in Lui.
Dicendo nel nome del Figlio, impegnati ad unirti profondamente a Lui.
Dicendo nel nome dello Spirito Santo, impegnati a lasciarti guidare docilmente da Lui nella preghiera.

E segnandoti, prima di un’azione, quando dici Nel nome del Padre, implora la fedeltà al suo volere; nel nome del Figlio implora la fedeltà ai suoi esempi; nel nome dello Spirito Santo, implora la fedeltà alle sue ispirazioni e lotta ogni giorno perché questo segno sia per te vero, non sia un sgorbio ma un atto di Fede e tu non sia più un superficiale ma un credente. E vivi con razionalità e coerenza il tuo Battesimo.

Adesso voglio rispondere ad alcune lettere che mi sono state scritte.

Voglio rispondere a Franca di Ispra Varese. Dice che l’ha sentito da me in una trasmissione, di chiedere miracoli.

Io voglio precisare questo Franca; sono contro la corsa in miracoli. Mi dispiacciono le persone che ricorrono alle apparizioni, ai miracoli, perché noi abbiamo tre cose straordinarie. Abbiamo l’Eucaristia, abbiamo la Parola di Dio ed abbiamo la preghiera. Con questi tre tesori noi facciamo, noi otteniamo qualunque miracolo. Che cosa c’è di più grande di questo? Che cosa c’è di più grande di queste tre cose?

Però voglio dire a Franca. Se senti che il Signore ti invita a chiedere il miracolo della tua guarigione, chiedi il miracolo della tua guarigione. Il Papa in una delle ultime udienze ha detto ai malati che è bello chiedere persino il miracolo, perché i miracoli avvengono. Però vorrei dirti Franca, prega spesso così: Padre, non la mia ma la Tua volontà sia fatta.

Adesso rispondo a Giulia di Sesto San Giovanni, Milano. Giulia mi dice che non riesce a vincere un rancore. Mi hai scritto. Sono infermiera mi piace tantissimo stare con i miei malati perché mi aiutano ad essere più buona. Ecco vedi che sei buona. Dentro di te il Signore ti ha lavorato ed allora se hai il rancore tu devi dirti, questo rancore non l’ho ancora vinto solo perché non ho pregato a sufficienza. Voglio pregare fino a fare sparire il mio rancore. Non hai pregato a sufficienza. Prega ogni giorno, prega più volte al giorno.

Voglio rispondere a Giuseppina di Settimo San Pietro. Ti do un libro sulla preghiera, “Maestro, insegnaci a pregare”, edito da LDC. Lo trovate in qualunque libreria cattolica. Mi fai una domanda tremenda. Perché Gesù permette il dolore? La tua domanda è tremenda. Ma io voglio farti io la mia domanda. Ecco la mia domanda. E se non ci fosse il dolore, ci ricorderemo di Dio? Prova a rispondere?

Poi voglio rispondere a Rosa. Rosa che mi scrive: chiedete e vi sarà dato dice il Vangelo. A me non mi è stato dato quello che io volevo.

Ecco io vorrei dire a Rosa questo. Quando hai molto pregato e non hai ottenuto quello che volevi non pensare che Dio non ti abbia ascoltato. Dio molte volte ti da quello che non hai chiesto però invece fatti questa domanda: che cosa mi ha dato Dio in questi anni? Che grazie ho ottenuto da Dio in questi anni? E ricordati che molte volte, le cose che noi chiediamo, possono anche essere la rovina della nostra vita e allora Dio, nella sua bontà, ci dà altre cose che sono la nostra fortuna e non la nostra rovina.

Poi sulla preghiera Rosa scrive: ma io ho provato a dividere la mezz’ora; ma io mi addormento. Se può essere così gentile da dirmi cosa devo fare.

Ma ti addormenti perché non metti il cuore. Invece di mezz’ora metti solo un quarto d’ora con l’orologio e vedrai che ce la farai.

Poi voglio rispondere a Giulia di Bologna che mi scrive: la mamma alla mattina, dopo aver letto le sue preghiere, prega sempre con la corona in mano per tutti. Io purtroppo non sono così brava.

In sostanza Giulia, non preghi abbastanza. Senti Giulia tu devi assolutamente decidere di applicare un quarto d’ora preciso. Guarda, ricordati di queste tre parole per imparare a pregare: parlare, ascoltare, amare.

Dedica un quarto d’ora:

  • i primi 5 minuti, parlare. Parli allo Spirito Santo di quello che hai nel cuore, dei tuoi desideri, dei tuoi affanni, dei tuoi problemi. Parlare, preghiera vocale attenta, preghiera spontanea  allo Spirito Santo
  • gli altri 5 minuti ad ascoltare. Prova a farti qualche domanda, qualche domanda: Signore sei contento di me? Come faccio con mia mamma? Come faccio in casa? Come faccio fuori casa?
  • gli ultimi 5 minuti ad amare. Come ti ama, che ti inonda del suo amore e stai in silenzio, alla presenza del Padre che ti avvolge col suo amore e prova a dire: Padre mio, mio tutto, io ti amo oppure anche solo padre: Padre mio.

Poi decidi cosa fare qualcosa di bello per Dio, per la giornata.

Ecco: parlare, ascoltare, amare.

Questo è il metodo più semplice per imparare a pregare ma devi essere tenace e farlo tutti i giorni.

Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 4


Trascrizione del video, eseguita allo scopo di rendere più agevole la fruizione e meditazione dei passaggi più essenziali. Per il testo esatto ascoltare il video, essendo che questa trascrizione, realizzata cercando di attenersi al video per quanto possibile, può essere soggetta a qualche inesattezza qua e là. Questa scuola di preghiera é disponibile da tempo su Youtube e viene riportata qui per riproporla e condividerla a chi non la conosce.


Testo della trascrizione

Qui Radio Maria,

Trasmettiamo una catechesi di padre Andrea Gasparino

Preghiere introduttive

Invochiamo lo Spirito Santo

Spirito Santo,
facci capire che pregare significa amare

Vieni Spirito Santo
Ditelo col cuore con me.

 

Spirito Santo,
facci capire che
se la preghiera non diventa Amore
è un corpo senz’anima
Il centro del cuore della preghiera
è solo l’amore

Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
facci capire che amare significa cambiare
amare significa significa obbedire
amare significa dare

Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
fa che qualche malato
riceva forza e luce
per portare la sua croce

Vieni Spirito Santo

 

Spirito Santo,
fa che chi ha Croci pesanti sulle spalle
riceva un aiuto a camminare dietro Gesù

Vieni Spirito Santo

Spirito Santo,
fa che nel dubbio riceva chiarezza
che nella tristezza riceva gioia

Vieni Spirito Santo

Maria Santissima,
Tu sei giunta ai più alti gradi della preghiera
aiuta la nostra debolezza
a capire di più e a fare di più nella preghiera.

La scuola di preghiera di Gesù

Questa volta partiamo dalla pagina più bella dell’Antico Testamento, la pagina d’oro della Bibbia, la pagina più amata e più pregata nella storia degli ebrei, Deuteronomio 6, la pagina dello Shemà che vuol dire Ascolta. Era la preghiera che Gesù recitava tre volte al giorno, la preghiera che dovrebbe essere amata da noi cristiani proprio come il Padre Nostro.

Leggiamo insieme lo Shemà

Deuteronomio 6:4 Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. 5 Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6 Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; 7 li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Ecco questo è lo Shemà che gli ebrei pregano 3 volte al giorno, che Gesù pregava tre volte al giorno.

Una regola importante

Ho bisogno di cominciare raccontandovi un piccolo episodio personale, un incontro con un prete ricoverato in ospedale per un infarto.

Questo prete aveva messo su un gruppo di preghiera ma non era per niente soddisfatto del suo gruppo di preghiera.

Vedeva degli egoismi, gelosie, meschinità, menzogne.

Allora un giorno disse al suo gruppo: – bene, sabato parlerò sulla regola più importante della preghiera, una regola infallibile. Chi avrà il coraggio di praticare questa regola, cambierà completamente la sua vita.

Fu una settimana di grande attesa per tutto il gruppo.

Pensate, la regola più importante sulla preghiera, tutti dobbiamo imparare. Tutto il gruppo era frizzante di attesa.

Quel sabato, quando fu il momento giusto che tutti erano tesi ad ascoltare, il prete disse:
Ecco la regola infallibile della preghiera.
La esprimo con tre parole, queste tre parole: Ti aspetto fuori

Ti aspetto fuori, perché la preghiera comincia fuori della preghiera, e spiegò che, se la loro preghiera non cambiava la loro vita, perdevano tempo.

Ma il più doveva ancora arrivare.

Il prete finita la riunione, uscendo da quella sala, sull’uscio crolla per un infarto.

Chiamano l’autoambulanza.
Prendono i provvedimenti d’urgenza.
Lo portano all’ospedale ed il prete, con fil di voce, mentre sale sulla lettiga, dice: Il Signore ha aspettato fuori anche a me

Quando il Vescovo è andato a salutarlo all’ospedale, lui gli ha detto, gli ha raccontato la vicenda della regola più importante della preghiera: Ti aspetto fuori
E disse al suo Vescovo:
Vede Monsignore, adesso imparerò se son capace a far bene il malato, essere fedele alla volontà di Dio, a saper far bene in un letto di ospedale. Ecco, mi ha preso in parola, ha preso in parola anche me.

Ecco, allora cominciamo da qui, da questa grande regola di preghiera: Ti aspetto fuori.

La regola più semplice, più rude, più vera della preghiera: Ti aspetto fuori

O la preghiera da dei risultati o è illusione, è falsità.

La preghiera ha bisogno di una verifica costante.
Che cosa ha raddrizzato in me?
Che frutti ha portato? La carità?
Ho dubbi che i miei dolori sono migliorati, i miei difetti si sono un po’ attenuati.
La mia preghiera ha guarito i miei disordini?

Naturalmente i frutti non sono verificabili subito.
È un po’ come guardare una pianta che cresce.
Voi non vi accorgete di giorno in giorno che cresce ma, dopo un mese, ve ne accorgete, dopo un anno ve ne accorgete e molto.

Ecco così è per la verifica dei frutti, però l’attenzione deve essere sempre viva.
La preghiera deve portare i suoi frutti.
Io devo guarire da certi ricordi.
Io devo mettere a posto quello che non è a posto, altrimenti la mia preghiera è illusione, illusione, è falsità.

L’allenamento alla preghiera

Facciamo un discorso completo, più articolato.
Dobbiamo affermare questo.
La preghiera ha le sue leggi, le sue tappe, le sue gradazioni di profondità.

Bisogna conoscerle queste leggi perché, se tu le scavalchi, avrai sempre una preghiera selvaggia, che da pochi frutti.
Su una pianta selvaggia si fa l’innesto per avere dei frutti di qualità.

Bisogna conoscerle queste leggi della preghiera.
Certi scatti la volontà non è capace a compierli se non c’è allenamento.

Non so se lo sapete.
Non so se sapete come, in una clinica di riabilitazione cardiaca, avviene l’esercizio della riabilitazione dei malati che sono stati operati.
Fanno fare ai malati la respirazione col diaframma, non la respirazione normale ma la respirazione diaframmatica.
Se non te la insegnano, tu non lo sai praticare.
Allora mi fanno fare degli esercizi per fare la respirazione diaframmatica.
E se uno non la pratica la riabilitazione cardiaca, segna il passo.
Poi, nella riabilitazione cardiaca, fanno fare dei percorsi sempre più frequenti e sempre più veloci.
C’è la pista verde, cioè un percorso che tu devi fare sempre, un percorso che tu devi fare quattro volte al giorno, una pista tutta in piano.
Poi c’è la pista blu.
La pista blu é segnate con delle frecce blu.
É fatta metà in piano, metà in salita.
Quattro volte al giorno, ogni giorno, si percorre la pista blu.
Poi, dopo molti giorni, c’è da percorrere la pista rossa, segnata con delle frecce rosse, una pista tutta in salita.

Ecco, io direi che, anche nella formazione alla preghiera, ci sono i percorsi d’obbligo.

La pista verde – la preghiera vocale attenta

C’è la pista verde: la chiamerei la preghiera vocale attenta.

Se uno non impara questo, non parte bene nella preghiera.
La preghiera vocale attenta.
Quando dicevo, prendi la preghiera allo Spirito Santo, impara a leggerla con molta profondità, ecco, io mi sto allenando sulla pista verde preghiera vocale attenta.
Bisogna proprio imparare a guarire dalla preghiera vocale distratta.
La preghiera vocale distratta è la nostra grande malattia.
Noi siamo troppo abituati alla preghiera vocale distratta e non ce ne accorgiamo neppure che è una devastazione della preghiera.
Essere distratti di tanto in tanto, non fa niente ma essere sempre distratti è grave.
Provate a chiedervi dopo un Rosario, la tipica preghiera vocale che usiamo di più, provate a chiedervi dopo un Rosario, quante Ave Maria si sono salvate.
Vi accorgerete quante poche Ave Maria. Mi ferisce tanto.
Attenzione, siamo abituati alla preghiera vocale distratta.
La prima tappa da fare nel cammino della preghiera è guarire la grande malata, la nostra preghiera vocale distratta.

La pista blu – la preghiera di ascolto

Poi c’è la pista blu: la chiamerei la preghiera di ascolto, quando io imparo a creare nel cuore uno spazio di risonanza della Parola.

Vi dicevo, leggete la pagina del Vangelo del giorno ma adagio adagio, col cuore più che con gli occhi e cercando di stare uniti a Gesù che parla, in attesa di Gesù che vi tocca il cuore, facendo bene attenzione a cosa la parola vi dice per quella giornata.
Create nel cuore uno spazio di risonanza.
La parola di Dio è un pozzo inesauribile.
Questa è la preghiera di ascolto.

La pista rossa – la preghiera di adorazione

Poi c’è la pista rossa: la preghiera di adorazione, il più alto grado di preghiera.

Quando voi domandate, siete voi al centro.
Quando voi ringraziate, siete ancora voi al centro della preghiera.
Quando voi vi pentite, siete sempre voi al centro della preghiera.

Quando adorate é Dio al centro della preghiera e non più voi, non più i vostri interessi ma Dio.
La chiamiamo questa preghiera di adorazione, la chiamiamo preghiera del cuore, perché mi prende dentro, mi prende il meglio, perché metti Dio al centro, l’assoluto al centro della vostra attenzione e del vostro essere.
Non pensate che la preghiera del cuore sia una preghiera sentimentale.
È l’opposto della preghiera sentimentale.
Quando mi chiedono: – c’è una formula per la preghiera del cuore? – rispondo – sì, la formula data Gesù al Getsemani, la preghiera sanguinante del Getsemani: Padre, non la mia ma la Tua volontà sia fatta.
Questa è la formula perfetta della preghiera del cuore.
Quindi vedete che siamo lontani mille miglia dalla preghiera sentimentale.
È la vetta della preghiera, la preghiera del cuore.
Se puntate alla vetta, prendete il meglio della preghiera, date il meglio alla preghiera.

La sua caratteristica è l’amore.
Amare è più che domandare.
Amare è più che ringraziare.
Amare è più che pentirsi.

Santa Teresa d’Avila diceva: l’orazione non è che un fatto di amore, è conquista, è verità, deve entrare profondamente in noi.

Lo Shemà

Se non capiamo questo, non capiamo la preghiera ed è tanto importante la preghiera del cuore che Dio l’ha insegnata da 3000 anni a Israele e tutto il cammino di Israele fino a oggi è stata segnata della preghiera dello Shemà che è la tipica preghiera del cuore nella tradizione di Israele.

Si ricorda un famoso rabbino, rabbi Akiva.
Si racconta che quando rabbi Akiva andava al supplizio era mezzogiorno, l’ora in cui gli ebrei recitano lo Shemà.
Era mezzogiorno.

Rabbi Akiva si accorse che era mezzogiorno e fece un sorriso.
Il boia vedendo rabbi Akiva sorridere, disse: ti prendi gioco di me?
Rabbi Akiva rispose: No, non ti derido. Solo mi sono ricordato che questa era l’ora in cui ogni giorno io dicevo a Dio che Lo amavo con tutte le forze ma non era vero. Oggi ho sorriso perché mi sono detto, oggi ho la prova che è vero, io Lo amo con tutto, tutte le forze e adesso vado ad offrire la mia vita per Lui, ora ho la prova che Lo amo veramente.

Vediamo insieme di capire il testo dello Shemà.

Dunque incomincia con: “Ascolta Israele”
Cioè la preghiera è inculcata sotto forma di comando, non è un consiglio l’amore al Signore, è un comando.
“Ascolta Israele,
Il Signore è il nostro Dio,
Il Signore è uno solo”

Cioè Dio ha dei diritti su di te e tu non puoi ignorarli, tu hai degli idoli e, se ti accorgi che hai degli idoli, il Signore non è uno solo in te.
Devi liberarti da questi idoli.

Allora spiega come la preghiera, spiega come fare:
“Amerai Il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore.”

Amerai, cioè non dirai delle belle preghiere, amerai, mi amerai coi fatti, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze cioè tutto con radicalità.
Devi amare il Signore, non molto ma con tutto, tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze.

“Questi precetti che ora ti do, ti stiano fissi nel cuore.”

Ecco, dall’amore di Dio non farai mai vacanza.

“Stiano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via. Li ripeterai ai tuoi figli.”

L’amore di Dio sarà il centro, il cuore della tua famiglia, ne parlerai quando sarai calmo in casa, quando sarai seduto in casa tua, poi quando camminerai per via, ne parlerai in casa, ne parlerai fuori casa.
Il dovere di amare Dio con tutte le forze.
Quando ti coricherai e quando ti alzerai cioè alla conclusione della giornata e all’inizio del primo mattino.
Di continuo, di amare Dio, amare Dio, amare Dio, questo devi dire ai tuoi figli poi te li legherai alla mano come un segno.
L’amore di Dio dovrà segnare ogni tua azione.

“Ti saranno come un pendaglio tra gli occhi”

Cioè l’avrai davanti tutto il giorno, il dovere di amare Dio con tutte le forze.

“Li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte”

Cioè ogni volta che entri, che esci, devi ricordarti di amare Dio con tutte le forze.
Tre volte al giorno il comando della preghiera del cuore per i suoi.
Perché così?
Per dire, imparerai la preghiera del cuore, se la chiederai a Dio con costanza, perché la preghiera del cuore non è una chiacchierata; richiede sforzi, radicalità.
Tu devi dare tutto.

Se mi chiedete – è per tutti la preghiera del cuore?
Vi rispondo – sì, è per tutti, perché tutti devono giungere ad amare Dio con tutte le forze
E voi – come si fa?
Vi dico – ecco, prima di tutto si fa mettendo silenzio in noi, entrando nel silenzio della nostra coscienza.

La preghiera del cuore è la contestazione radicale della chiacchiera; si impara cominciando a far silenzio ed a mettersi alla presenza di Dio, in silenzio.
È stare alla Sua presenza.

Il grande San Tommaso diceva – con Dio, sia un’ora col silenzio.
San Tommaso diceva – Dio si onora col silenzio, silenzio delle parole, silenzio degli occhi, silenzio della fantasia, silenzio delle emozioni, silenzio della volontà.

Solo nel silenzio si comunica con Dio.

Ma cosa faccio mentre sono lì in silenzio, davanti a Dio?
Fai tutto, Dio mi sta presente e sto in silenzio davanti a Lui.
Per aiutare questo silenzio, usa una parola, poche poche parole, una parola semplice, ricca, profonda che riempie tutta la tua preghiera.
Per esempio la parola, Padre, Padre mio.
Io uso molto la parola, Padre mio, mio tutto.
Eccola, ripetila, ripeti magari con il ritmo del respiro e stai presente a Dio.
Ad un certo momento ci sarà una luce in te.
Ad un certo momento tu capirai qualche cosa che Dio aspetta da te e che tu non gli davi.
Qualche volta lo capisci nel silenzio della presenza di Dio.
Qualche volta termini questo spazio di silenzio e non sai che cosa devi fare in concreto.
Però hai desiderato di amare Dio.
Arriverà il momento nella giornata in cui Dio ti fulminerà con un pensiero, con un rimorso, con un rimprovero o anche con una gioia, una soddisfazione spirituale, interiore.

Voi sapete che San Francesco spesso passava la notte a fare la preghiera del cuore.
Stendeva le sue braccia e diceva – Padre mio, mio tutto – per tutta la notte.

Sapete che il Papa all’Angelus del 3 novembre 96 parló della preghiera del cuore e diede questa definizione bellissima della preghiera del cuore. Disse – la preghiera del cuore consiste nel saper ascoltare in un silenzio profondo e accogliente la voce dello Spirito Santo.

La preghiera del cuore consiste nel saper ascoltare in un silenzio profondo e accogliente.
Prima bisogna creare il silenzio profondo e accogliente e poi, quando lo Spirito Santo vorrà, sentiremo la voce dello Spirito Santo.

Lettere dagli ascoltatori

Questa settimana ho ricevuto una lettera da un assistente sociale che mi ha scritto così: – Mi è piaciuto molto la definizione della vostra comunità. “Noi siamo dei contemplativi senza muri. I nostri muri sono i poveri”

Alludevo alla scuola di preghiera, non quella del mercoledì, la scuola di preghiera del primo sabato che non è trasmessa.

Io avevo detto: Siamo dei contemplativi senza muri; i nostri muri sono i poveri

e lei dice: Anch’io sento forte il bisogno di essere una contemplativa nel mondo ma mi chiedo è possibile anche per una come me che è sposata e madre di famiglia con lavoro fuori casa che mi impegna molte ore, molte energie? Per me i muri sono i miei impegni concreti, i lavori che devo fare tutti i giorni, che sono proprio tanti. In questo momento vedo tutta questa realtà, in cui sono immersa, quasi come un impedimento rapporto con Dio che peraltro desidererei vivere in profondità, in pienezza. Vorrei avere una sua parola rispetto a questo problema. Come si può vivere un rapporto forte con Dio pur dovendo assolvere ogni giorno tanti doveri materiali? Oltretutto il mio lavoro non è solo di tipo materiale che mi impegna, come può immaginare dagli aspetti concreti delle cose; è fortissimo il mio impegno di essere unita a vivere in Lui ma sono troppo povera e sono troppo in balia delle cose da fare. Alla preghiera riesco a dare pochi minuti al mattino. Al mattino mi alzo alle 5:45, preparo pranzo, parto da casa alle 7:15 ed arrivo la sera stanca morta. Eppure tutte le cose che faccio sono i miei doveri, sono le necessità della mia famiglia. Sopra il mio letto ho attaccato un biglietto: il tuo volto Signore io cerco.

Brava assistente sociale. Devi assolutamente salvare un quarto d’ora di intimità con Dio. A denti stretti lo devi salvare. Tu salva il tempo che dai al sonno ed al cibo, allora salva il tempo che devi dare a Dio. Alla preghiera devi dare almeno un quarto d’ora, perché meno di un quarto d’ora non puoi concentrarti.

Allora fai quello che diciamo sempre; dividi il quarto d’ora in tre parti:

  • nella prima fa uno preghiera vocale attenta. Rivolgiti allo Spirito Santo. Lascia fuori i tuoi affari ed i tuoi crucci
  • altri cinque minuti invece dedicali ad ascoltare Gesù. Prendi la Parola del giorno, la lettura del giorno, pure una frase che ti ha molto colpito; immaginala, leggila come se la leggessi la prima volta e cerca la parola per te più utile per la giornata e, se puoi, trascrivila, mettila sulla macchina.
  • altri cinque minuti dalli alla preghiera del cuore. Star davanti alla presenza di Dio dicendo solo: Padre, mi abbandono a te – ma stando proprio presente alla Sua presenza. Vedrai che avrai tanta luce da questo.

Ricordati però che qualche volta la luce non l’avrai subito, l’avrai nel momento giusto della giornata e vedrai come sarai contenta, come cambierà il tuo lavoro di assistente sociale.

Voglio anche rispondere un mio caro amico, Alessandro di Volterra. Questo questo malato, da 30 anni crocifisso con Gesù con la sclerosi a placche. Io voglio dirti che ti voglio un grande bene e che sei il mio primo collaboratore per la scuola di preghiera. Ti chiedo Alessandro, offri il martedì a preparare la scuola di preghiera del mercoledì e poi offri la tua sofferenza il mercoledì per tutti gli ascoltatori, prima o poi giovedì perché il seme gettato porti frutti, fammi questa carità. Domani celebro una messa tutta per te per ringraziare che provi tanta gioia alla nostra scuola di preghiera.