Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 108
· Suor Chiara
Trascrizione automatica
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[Musica]
Qui Radio Maria trasmettiamo una
catechesi di padre Andrea Gasparino.
[Musica]
No. Chiedo la preghiera di qualche
bambino
innocente. Se c'è una mamma che sta
sentendo questa trasmissione, una mamma
che può chiedere a un suo bambino la
carità di una preghiera, lo faccia per
favore in questo
momento. Le preghiere degli innocenti
sono tanto importanti. Abbiamo bisogno
in questa
trasmissione che salga Dio anche la
preghiera ad un innocente per aiutarci a
capire il sacramento del pardono e a
farlo capire.
In questa trasmissione voglio parlare
sul terzo handicap della
confessione. Il Papa nel suo documento
sul sacramento parla di questo terzo
handicap, chiamandolo così: una stortura
mentale sul perdono. La gente si
confessa male, lui denuncia perché ha in
testa una
stortura sul
perdono. Ecco come si esprime il Papa.
insidia il sacramento della
confessione, la mentalità talora
diffusa, che si possa ottenere il
perdono direttamente da Dio, anche in
maniera
ordinaria, senza accostarsi al
sacramento della
riconciliazione. Ecco, qualcuno pensa,
ma me la vedo direttamente con Dio,
penso sia questa la stortura mentale di
tanta gente.
È comodo vedersela direttamente con Dio,
solo che Gesù Cristo non la vede così.
Per questo ha dato alla Chiesa il dono
straordinario di questo
sacramento. Dice il Papa: "Certo, il
Salvatore e la sua azione salvifica non
sono così legati ad un segno
sacramentale da non potere, in qualsiasi
tempo e settore della storia e della
salvezza, operare al di fuori e al di
sopra dei
sacramenti." Insomma, il Signore ha
altre strade anche oltre il sacramento
per perdonare i peccati.
Certo, esistono altre strade per il
perdono dei peccati. La Chiesa l'ha
sempre insegnato fin dai primi
tempi. Origene nel terzo secolo elenca
sette mezzi per il perdono dei peccati.
Tutti quei mezzi che aumentano in noi
l'amore e lo documenta così. Gesù ha
detto alla peccatrice che le è molto
perdonato perché ha molto amato. Allora
tutto ciò che aumenta l'amore produce il
perdono. San Giovanni Grisostomo, elenca
quattro mezzi. Sant'Agostino, per i
peccati che non conducono alla morte,
dice, elenca quattro mezzi di perdono:
la preghiera, il digiuno, l'elemosina e
il perdono dei fratelli. Però se Gesù
Cristo è inventato un mezzo apposito per
il perdono dei peccati, ci devono essere
delle buone
ragioni. Il Papa dice, "Sarebbe
insensato, oltre che
presuntuoso, voler prescindere
arbitrariamente dagli strumenti di
grazia e di salvezza che il Signore ha
disposto" e nel caso specifico
pretendere di ricevere il perdono
facendo a meno del sacramento istituito
da Cristo proprio per il
perdono. Si trova il numero 31 del
documento Reconciliazio e penitenzia.
I motivi per cui Cristo ha delegato la
Chiesa il perdono dei peccati
sostanzialmente sono questi, mi pare.
Primo, Gesù come avrebbe potuto dar
sicurezza di perdono, sicurezza umana se
non ricorreva ad un mezzo umano?
E il mezzo era la Chiesa, erano gli
uomini che rappresentavano la
Chiesa. Abbiamo bisogno di sicurezza, è
inutile. Sì, abbiamo bisogno di
sentircele dentro le orecchie le parole
del pardono per poterle sentire dentro
il
cuore. Abbiamo bisogno di toccarlo con
le mani il perdono per avere la pace del
profondo. Abbiamo bisogno di sentirci
dire nel profondo va, ti perdono, non
peccare più. come ha fatto
Gesù, non è il perdono di noi stessi che
ci dà la pace.
Perdonarci è
semplice, ma perdonarci non ci dà la
sicurezza, non ci dà la pace e nemmeno
abbiamo bisogno del perdono di un
uomo. Non è il perdono degli altri che a
noi interessa. Abbiamo bisogno del
perdono di Cristo. Ma Cristo come fa a
parlarci se non usa un mezzo umano? La
Chiesa?
Secondo, ma non è il prete che perdona,
è
Cristo. Chi può perdonare i peccati se
non Dio
solo? Quando Cristo trasmette agli
apostoli il potere di perdonare i
peccati, dice: "Come il Padre ha mandato
me, così io mando voi".
Il prete dunque è il delegato di
Cristo. Ma facciamo attenzione, non è
del tutto giusto dire Cristo risorto ha
dato alla Chiesa il potere di perdonare
i peccati. Perché? Perché è Cristo che
perdona. Cristo vivo nella Chiesa, non
tanto il prete. Il prete presta le
parole, ma il perdono lo dà
Cristo. Voglio raccontarvi un fatterello
che mi ha molto commosso. Un nostro
fratello un giorno doveva confessare un
piccolo zingaro di 7 anni, Denis, che si
era preparato alla prima comunione. Le
nostre sorelle che curano gli zingari
avevano preparato questo bambino alla
prima confessione e alla
comunione. Il fratello racconta quando
venne un po' tremante per il sacramento,
lo accolse con tutta la gioia possibile,
spiegandogli bene che Gesù lo aspettava.
Aspettava proprio Denis per abbracciarlo
e cancellare tutte le sue cose
sbagliate. E ho cercato di spiegargli
perché indossavo la tunica bianca e la
stola. Gli dissi, "Vedi perché non sono
io che ti perdono, è Gesù che ti
perdono. Io gli impresto solo la voce.
Appena finito il sacramento, racconta il
fratello, vedo il piccolo Denis scattare
in piedi e correre ad abbracciare il
grande crocifisso che pende dalla parete
della cripta, baciarlo e gridare:
"Grazie Gesù". Ecco, quel piccolo
zingaro, senza essere teologo, ha avuto
la grazia di capire qual è il centro del
sacramento. È Gesù che ti perdona e
incontrare Gesù che ti perdona e
abbracciare lui e lasciarti abbracciare
e piangere con lui e far festa per il
perdono. Un'altra ragione per cui Cristo
ha stabilito un intermediario per il
perdono è questo. Ogni peccato è tradire
l'amore di Dio, ma è anche colpire i
fratelli. Nella Chiesa siamo un corpo
solo, siamo membra gli uni degli altri,
diceva
Paolo. Quando uno pecca colpisce tutto
il corpo della Chiesa. Se mi pesto un
dito, non è il dito solo che soffre, è
tutto il mio io che soffre. Così avviene
nella Chiesa. Un po' di veleno intossica
tutta la Chiesa. È ben giusto che per
ottenere il perdono di Dio io chieda
perdono a tutta la Chiesa rappresentata
dal sacerdote a cui mi
confesso. Lui è un mio fratello e mi
rappresenta tutti i fratelli che io ho
colpito col mio
peccato. Ma c'è una difficoltà da
capire.
La difficoltà a capire viene soprattutto
dal fatto di non capire con sufficiente
chiarezza che la confessione non è fatta
a un uomo, è fatta a
Cristo. Qui è il punto nodale che
faciliterebbe anche
tutto. Il
sacramento, dice Magrassi, è un gesto
personale di Cristo
Salvatore incarnato in un gesto
ecclesiale, in un gesto della Chiesa. Se
non fosse lui che alza la mano e dice:
"Ti sono perdonati i peccati", noi
rimarremo nei nostri peccati, perché
solo Dio può perdonare i
peccati. Vi leggo una pagina commovente
dell'autobiografia di Santa Teresa di
Ligia.
Polin, scrive Santa Teresina, Polin, che
era la sua sorella maggiore, mi aveva
detto che non a un uomo, ma adio stesso
sarei andata a dire i miei peccati
quando dovevo fare la mia prima
confessione. Ne ero veramente convinta,
dice la santa, e feci la prima
confessione con grande spirito di
fede. Uscendo dal confessionale ero così
contenta, così leggera che mai avevo
sentito altrettanta gioia
nell'animo. Da allora tornai a
confessarmi in tutte le feste ed era per
me veramente una festa ogni volta che mi
confessavo. Ecco, concludo dicendo, se
per noi andarci a confessare non è una
festa, non abbiamo ancora capito il
sacramento. chiedere questa volta la
preghiera di un malato che si sente
lontano da Dio e che sente il peso dei
suoi peccati.
Penso che un malato che ha il peso della
malattia, la sofferenza fisica più
questa sofferenza dell'anima sia tanto
potente nella sua preghiera presso Dio.
Allora chiedo che questo malato faccia
una preghiera per la nostra
trasmissione. Questa trasmissione è
molto
importante. Voglio parlarvi del bisogno
di capire l'amore di
Cristo, ciò che convince di più.
e facilita il perdono e avere una
visuale chiara della bontà di Cristo
verso il
peccatore. Finché non si è meditato
sulla tenerezza di Cristo verso il
peccatore, la confessione rimarrà sempre
un osso duro della nostra vita.
Allora, parliamo di questo bel tema:
Gesù e i
peccatori. Ecco 10 punti fermi per
capire la mentalità di Cristo sul
peccatore. Primo, Gesù va in cerca dei
peccatori. Anzi, Gesù dichiara
solennemente che questa è la ragione per
cui si è
incarnato, la motivazione profonda della
sua vita.
Non sono venuto per chiamare i giusti,
ma i
peccatori. Non sono i sani che han
bisogno del medico, ma i malati. E nel
racconto della pecorella smarrita,
presenta Dio in questa prospettiva come
un pastore che corre dietro alla pecora
perduta e noi capiamo il suo pensiero.
Lui dimostrerà proprio di fare così.
lo dimostrerà con Zaccheo, la
samaritana, la
peccatrice. E quando un ragazzo va a
confessarsi e gli pesa andarsi a
confessare, ma si vince e va, ecco,
bisognerebbe fargli il coraggio così, ma
lo sai che vai a confessarti perché
Cristo ti ha già trovato, Cristo ti ha
già preso per mano. Tu hai la forza di
farlo perché lui ti ha già raggiunto e
ti ha già trasmesso la
forza. Secondo Gesù si presenta sempre
amico dei
peccatori. Gesù si presenta come
tenerezza, delicatezza verso di loro,
proprio come lo è verso i malati.
Gesù si mostra pieno di tenerezza con
due categorie di persone, i malati e i
peccatori, quasi li mette sullo stesso
piano e ciò fa scandalo per i
farisei. Si scandalizzano, per esempio,
che Gesù mangia coi
peccatori. Matteo 2:16. Come mai il
maestro mangia e beve coi pubblicani e
coi peccatori?
Ed è curioso questo particolare. Dai
Vangeli non trapela mai che il peccatore
prova disagio quando incontra Gesù.
penso di dover dire questo. Una cosa che
ferisce molto il cuore di Cristo è
quando un peccatore sente paura del
sacramento. Se sente paura del
sacramento, non ho ancora capito
niente. Quando Gesù avvicinava il
peccatore, il peccatore non era a
disagio. Anche noi non dobbiamo sentirci
a disagio quando abbiamo il peso dei
peccati, perché tutti possono non
comprenderci, ma lui ci comprende e lui
ci accoglie. Tutti possono emarginarci,
ma lui non ci emargina, lui ci attende
col suo abbraccio. Terzo, Gesù si
presenta tutta tenerezza col peccatore,
come fa col malato, ma non è tenero col
peccato. Ecco, questa è una precisazione
molto importante. Gesù è trasparenza. di
fronte al
peccato. Gesù è verità
abbagliante di fronte al peccato e il
peccatore di fronte a lui sente il
bisogno di
cambiare. Matteo è pubblicano, è un
peccatore, è pubblicano, venduto ai
soldi, uno sfruttatore dei poveri. Ma
dopo l'incontro con Cristo, dice il
Vangelo, si alzò e lo seguì.
Zaccheo è capo dei pubblicani, ma dopo
l'incontro con Cristo sente il bisogno
di dire: "Restituirò il quadruplo e darò
la metà dei miei beni e ai poveri".
E la prostituta è qualificata così nel
suo pentimento. Le è perdonato molto
perché ha molto
amato. Gesù dunque amico dei peccatori,
ma non del peccato. Amico dei peccatori,
ma per estrapparli dal
peccato. Quarto, Gesù non si accanisce
mai verso qualche peccatore, come fa,
per esempio, il Battista.
Anzi, nemmeno le sue durezze verso i
farisei sono come quelle del battista.
Non dice mai razza di viperi, come fa il
Battista. Anzi, il Vangelo registra tre
inviti a tavola in casa di
farisei. Quinto, Gesù perdona il
peccatore e insegna che il perdono è la
più grande gioia di
Dio. Sentite Luca 15. Ci sarà più gioia
in cielo per un peccatore pentito che
per 99 giusti, intende dire i farisei,
che non hanno bisogno di
conversione. E ripete più volte nel
capitolo 15: "Fate festa con me".
Bisognava far festa. Perdonare è la
festa di Dio. Ecco la cosa che dobbiamo
comprendere. Il sacramento del perdono è
festa e gioia. finché non si afferra
questo non si è ben preparati al
sacramento. È segno che la preparazione
è lacunosa. E segno che dobbiamo
faticare ancora un po' prima di
accostarci a ricevere il
perdono. Sesto, Gesù non perdona mai in
massa, ma sempre il
singolo. Non troviamo mai nel Vangelo
episodi di perdono
collettivo, ma il perdono è sempre
personale, è sempre un atto personale di
Dio rivolto alla singola persona. I
fautori della confessione di massa non
hanno buon seguito se si confrontano con
questo particolare del perdono di Gesù.
Gesù non perdona alle masse, Gesù
perdona al singolo, ma è anche facile
capirlo come riesce a dar la pace un
perdono
collettivo, come riesce a dar la
sicurezza, un perdono di massa. Avete
già sentito dire che c'è qualche
psicologo che cura a gruppi interi le
persone, che cura una massa?
No, le nostre ferite sono personali e
hanno bisogno di un contatto personale
con Cristo attraverso la Chiesa,
attraverso il
sacerdote. Il Papa sembra
particolarmente preoccupato di difendere
questa particolarità della tradizione
cattolica, la soluzione al singolo.
Dobbiamo fare di più per rendere la
confessione un atto
comunitario, ma non dobbiamo fare fatica
a esprimere questa realtà. Il perdono
bisogna darlo al singolo. È un bisogno
psicologico
profondo. E questo bisogno psicologico
profondo sembra più consono al pensiero
della
Chiesa. Settimo. Gesù resiste solo alla
falsità.
resiste a chi si sente
giusto. Nella parabola del fariseo del
peccatore è detto: "Il pubblicano tornò
a casa giustificato a differenza
dell'altro".
Il primo annuncio del regno è così: "Il
regno è vicino, convertitevi e credete
al Vangelo." E Gesù lo dice a
tutti, perché Gesù ci considera tutti
peccatori, guai a chi si sente giusto.
Il primo requisito del sacramento è
sentirci
peccatori. Quando confessavo nelle
carceri, mi ricordo che quello che era
decisivo coi carcerati era fare chiaro
questo discorso. Adesso siete ben
preparati. Adesso con grande franchezza
devo dirvi una cosa. Chi è che può
venire a confessarsi e chi è che non
deve venire a confessarsi?
Non può venire a confessarsi. Io dicevo
solennemente, con tutta la solennità che
mi era possibile, non può venire a
confessarsi chi si sente un giusto, chi
si sente un santo. Per favore, chi si
sente giusto rimanga in cella e non
scenda alla cappella per la confessione.
Invece venga a confessarsi solo che si
sente
peccatore. Ecco, questo era il discorso
decisivo. Quando riuscivo a dire con
grande forza questo, crollavano le
ultime
resistenze e a gara venivano per la
confessione e saventi erano delle
confessioni
commoventissime. Ottavo. Gesù che è
tutta tenerezza verso il peccatore ha
delle pretese così
radicali nell'atteggiamento verso il
male che sembra pretenda cose
impossibili. Matteo 5:20.
Se la vostra giustizia non supera quella
degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno. Gli scribi, i
farisei erano i santi, le persone rette,
le persone giuste del tempo, l'emblema
della
religione. E Gesù dice non basta.
Matteo 5:22 fu detto agli antichi non
uccidere, ma io vi dico, chiunque si
adra col proprio fratello sarà
sottoposto a
giudizio. Matteo 5:28 fu detto dagli
antichi: "Non commettere adulterio, ma
io vi dico, chiunque guarda una donna
per desiderarla ha già commesso
adulterio con lei nel suo
cuore." Matteo 5:79. Se uno ti percuote
sulla guancia destra, tu porggigli anche
l'altra. Gesù ha delle pretese che
sembrano impossibili nella lotta contro
il
peccato. Gesù insegna senza mezze misure
che la strada della conversione è
difficile e ringraziamolo di questa
schiettezza. Matteo 7:14.
Quanto stretta è la porta e angusta la
via che conduce alla vita e quanto pochi
sono quelli che la
trovano. 10 Ma Gesù svela il segreto per
farcela. Matteo 11:28. Venite a me, voi
tutti che siete affaticati ed oppressi e
io vi ristorrerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me che sono mite e umile di
cuore e troverete ristoro per le vostre
anime. Il mio giogo infatti è dolce e il
mio carico è
leggero. Ed è esplicita il venite a me
sottolineando che è la fede in lui e
l'abbandono in lui e appoggiarci a lui
che conta.
Non appoggiarci a noi
stessi. Finché noi siamo la forza di noi
stessi, non ce la facciamo nella lotta
contro il peccato. Ma quando rispondiamo
al suo invito, quando andiamo a lui,
quando scopriamo la potenza della
preghiera, allora ce la facciamo nella
lotta contro il
peccato. Per chi crede nulla è
impossibile ha detto Gesù. Marco 9:23.
E a Pietro scandalizzato che ha chiesto
chi si salverà, Gesù
risponde Matteo
19:25, questo è impossibile agli uomini,
ma a Dio tutto è possibile, il che è
dire hai la
preghiera, hai l'aiuto di Dio a portata
di mano, dunque
prendilo. Se vuoi vincere il male, se
vuoi fare quello che le tue forze non ti
lasciano fare, hai la preghiera e con la
preghiera puoi tutto pregare e attingere
la forza di Dio e andare a Cristo e far
entrare in noi la forza di Cristo. Se
preghiamo, la lotta contro il male è
garantita. Noi
[Musica]
vinceremo. Qui Radio Maria abbiamo
trasmesso una catechesi di padre Andrea
Gasparino. No.
[Musica]