Monastero di San Giuseppe — Sorelle povere di Santa Chiara

Scuola di preghiera

Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 15

· Suor Chiara
Trascrizione automatica

Trascrizione automatica del video, inserita qui allo scopo di rendere più agevole la fruizione e meditazione dei passaggi più essenziali. Per il testo esatto ascoltare il video, essendo che questa trascrizione, ottenuta automaticamente dai sottotitoli di YouTube, può essere affetta da qualche inesattezza qua e là. Questa Scuola di Preghiera é disponibile da tempo su Youtube e viene riportata qui per riproporla e condividerla a chi non la conosce.

[Musica]
Qui Radio Maria trasmettiamo una
catechesi di padre Andrea Gasparino.
[Musica]
Saluto tutti, ringrazio tutti,
ringrazio molto quelli che mettono in
atto
quello che vanno imparando sulla
preghiera di ringraziamento.
La scuola di preghiera non serve se non
è attuata.
Quindi ringrazio quelli che hanno buona
volontà e mettono in pratica quello che
ascoltano.
Cominciamo
implorando i nove frutti dello spirito.
Ripetete con me mentalmente:
Padre, nel nome di Gesù donaci l'amore
dello Spirito Santo. E ripetete col
cuore quello che ho detto.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la gioia
dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la pace
dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la
pazienza dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la
tenerezza dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci l'umiltà
dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la
fedeltà dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci la
mitezza dello Spirito Santo.
Padre, nel nome di Gesù, donaci il
dominio di noi stessi.
Spirito Santo,
manifestati con potenza nella mia
debolezza.
ogni parola, ogni pensiero
sia soltanto alla tua gloria.
Facciamo anche una preghiera alla
Madonna. Maria Santissima,
col tuo Magnificat
sei diventata la nostra maestra nella
preghiera di ringraziamento.
Intercedi perché il nostro cuore si
formi alla gratitudine.
Tu vedi quanto siamo superficiali,
siamo immersi nei doni di Dio e non ce
ne accorgiamo.
Siamo tremendamente egoisti.
Apri i nostri occhi
a vedere la bontà di Dio e a vivere
più profondamente
in questa bontà, vedendo i suoi doni.
Fa che impariamo la preghiera di
ringraziamento che la insegniamo a
tutti,
che la portiamo nelle nostre famiglie,
la insegniamo ai bambini.
Fa che scopriamo la preghiera di
ringraziamento
come il volto gioioso della preghiera.
Chiedo a tutti i malati che mi ascoltano
di volersi unire
con la loro sofferenza alla nostra
scuola di preghiera,
offrendo la loro sofferenza. Se c'è
qualche giovane ammalato, voglio offrire
la sua sofferenza per la scuola di oggi.
Se c'è qualche mamma che soffre, qualche
papà che soffre,
voglia offrire la sua pena, perché la
mia parola raggiunga qualche giovane che
ha particolare bisogno di imparare a
pregare.
Ecco, iniziamo ancora una volta
leggendo, senza stancarci
la
pagina di Luca 17,
i 10 lebrosi.
Durante il viaggio verso Gerusalemme,
Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio gli vennero
incontro 10 lebrosi,
i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce dicendo: "Gesù,
maestro, abbi pietà di noi".
Appena li vide, Gesù disse: "Andate a
presentarvi ai sacerdoti".
E mentre essi andavano furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò
indietro lodando Dio a gran voce
e si gettò ai piedi di Gesù per
ringraziarlo.
Era un samaritano,
ma Gesù osservò: "Non sono stati guariti
tutti e 10 e gli altri dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a rendere
gloria a Dio all'infuori di questo
straniero
e gli disse: "Alzati, va, la tua fede ti
ha salvato".
Perché Gesù si mostra amareggiato
che solo uno su 10
sui 10 lebrosi guariti torna indietro a
ringraziarlo.
Evidentemente Gesù ci tiene al
ringraziamento. Gesù ci insegna che
bisogna imparare a ringraziare.
La tua fede ti ha salvato", dice al
lebroso.
Il lebrosio che è tornato a ringraziarlo
intendeva dire probabilmente:
"Sei guarito due volte, guarito dalla
lebbra e guarito dall'ingratitudine."
Sì, perché l'ingratitudine è la nostra
lebbra.
Ogni uomo porta in cuore questa
ingiustizia verso Dio.
Sono senza numero i doni di cui non
abbiamo mai detto grazie.
Con un minimo di attenzione potevamo
afferrarlo e non l'abbiamo fatto.
La fedina penale
del nostro spirito è macchiata per
tutti.
persone che Dio ha messo sul nostro
cammino,
situazioni che Dio ha creato,
pene stranissime
seminate nella nostra esistenza da Dio,
gioie particolari
della nostra vita
da cui è dipeso tutto l'orientamento
della nostra vicenda umana.
punti cruciali della vita dove Dio ci ha
attesi con molta pazienza
e da cui è partito tutto.
Carfur dell'esistenza umana che se non
si fossero verificati
avrebbero modificato radicalmente la
nostra storia.
incroci strani del nostro cammino,
semafori rossi o semafori verdi che
hanno bloccato la nostra corsa pazza
o hanno dato il via a un altro percorso.
La nostra felicità
è dipesa sovente da questi semafori
che si sono accesi sulla strada della
nostra vita.
E noi non l'abbiamo ancora avvertito.
Mi fa sempre impressione pensare a
quello che ha detto uno psicologo.
La nostra vita dipende tutta e dipesa
tutta da alcuni sì e da alcuni noi
detto dai 15 ai 20 anni.
Bene, questi punti focali della nostra
esistenza
sono grazie straordinarie
su cui forse non ci siamo mai fermati a
dire grazie.
Provate a pensare cosa sarebbe stato di
un santo agostino
se al suo fianco non avesse posto una
mamma che pregava per la sua conversione
giorno e notte.
Che cosa sarebbe stato di San Francesco
se Dio non gli avesse fatto incontrare
il lebroso?
Ignazio di Loiola non cambiò rotta
quando fu inchiodato su un lettuccio da
campo con la gamba sfracellata da un
ordigno di guerra.
Il salmo 106 dice: "Chi può narrare i
prodigi del Signore?
Fa risuonare tutta la sua lode.
Se San Francesco Saverio non si fosse
imbattuto in Ignazio
avrebbe abbandonato la cattedra
universitaria,
probabilmente
sarebbe diventato un ignoto topo di
biblioteca
senza quell'incontro.
non il più grande missionario della
storia.
potremmo continuare all'infinito.
Una cosa è certa,
nella storia di ciascuno di noi hanno
giocato dei momenti strani da cui sono
dipese la nostra esistenza e l'esistenza
di chi nel nostro destino dipendeva da
noi.
Li abbiamo già scoperti questi punti
nodali della nostra storia.
Ci siamo già messi a studiarli,
abbiamo già ringraziato
almeno una volta Dio nella nostra vita.
Per questo
Dio attende che facciamo giustizia.
Nel salmo 105 è detto: "Lodate il
Signore, cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.
La nostra vita è un intreccio di prodigi
di Dio
e noi
passiamo attraverso questi prodigi e non
ci degniamo di un grazie a Dio molte
volte.
Ognuno ha l'album dei suoi ricordi
più o meno abbondante, più o meno
ordinato, a secondo dei suoi pallini di
collezionista.
Chi non ha l'album delle foto conserva
di sicuro qualche fotografia ingiallita
del suo passato.
Ma la nostra attenzione abbiamo già
segnalato le grazie più importanti della
nostra vita. Ce l'abbiamo l'album della
riconoscenza a Dio?
Perché non possiamo decidere che in
certi momenti privilegiati in cui
pensiamo un po' meno superficialmente a
Dio, ci metteremo ad ind ad indagare nel
nostro passato
per scoprire qualche dono fondamentale
della nostra esistenza
a cui non avevamo mai pensato,
di cui abbiamo goduto fino ad oggi senza
degnarci di un piccolo pensiero di
riconoscenza.
Questo album della riconoscenza
diventerebbe preziosissimo
per allenarci a ringraziamento
e ci guarirebbe un poco dalla nostra
superficialità troppo meschina.
Vorrei proporvi di fare una gara, vorrei
farvi una proposta. L'anno dello Spirito
Santo terminerà il 28 novembre.
Non potremmo decidere questo.
Tutti i giorni, fino al 28 novembre,
tutto l'anno dello Spirito Santo, ogni
giorno
scriviamo su un'agendina
un dono di Dio di cui non avevamo mai
detto grazie.
Sono tre mesi che io lo faccio tutti i
giorni e vedo che tutti i giorni trovo
un grazie nuovo da dire
che avevo dimenticato.
Il salmo 46 dice: "Venite, vedete le
opere del Signore. Egli ha fatto
portenti sulla terra". Sì, ha fatto
portenti nella vita di tutti.
Gesù ha denunciato l'uomo che non
ringrazia.
Quando Gesù vide che dei 10 lebrosi
guariti ne era tornato uno solo a
ringraziare,
avete sentito esclamò, ma non sono stati
guariti tutti e 10 e gli altri nove dove
sono?
È pesante questa denunzia di Cristo. La
percentuale di chi pensa e ringrazia
sarà sempre così ridotta?
L'uomo è proprio inguaribile nel suo
egoismo?
Sì, abbiamo addosso la lebbra
dell'ingratitudine.
Il Signore aspetta il nostro
ringraziamento
come logica dei fatti.
Se abbiamo ricevuto da Dio è logico che
lo riconosciamo.
Se lo riconosciamo
è logico che ci apriamo la gratitudine.
Il Signore
non ha dato ai nove lebrosi guariti un
ordine, ma si attendeva che i nove
guariti dessero un ordine a se stessi.
La gratitudine è la logica
dell'intelligenza del cuore retto. Chi
capisce e al cuore retto non può fare a
meno di ringraziare.
Per questo non esiste un comando
specifico per il ringraziamento,
perché il comandamento deve partire
dall'uomo. Avrebbe senso la riconoscenza
imposta. E gli altri nove dove sono? In
quei nove ci siamo tutti. Perché sono
innumerevoli
le nostre negligenze verso la bontà di
Dio. Nel salmo 145 scritto: "Buono è il
Signore verso tutti".
La sua tenerezza si espande su tutte le
creature.
Ogni creatura deve aprirsi al grazie
dice la Bibbia.
Purtroppo
in quei nove ci siamo tutti, perché
tutti siamo colpevoli di ingratitudine a
Dio.
L'uomo non riuscirà mai a stare al passo
coi doni di Dio.
I benefici di Dio sono più numerosi
dell'arena del mare, più innumerevoli
delle gocce dell'oceano.
Ma l'uomo deve aprirsi al problema, non
lo risolverà,
ma deve almeno capire che c'è.
E gli altri nove dove sono? La denuncia
amara di Cristo deve impegnarmi a
rappresentare gli assenti.
Quando avremo capito e saremo guarito
dalla lebbra dell'ingratitudine,
dovremo presentarci a Dio anche per i
nostri fratelli che non capiranno mai e
rappresentarli.
Signore, perdonali perché non sanno
quello che fanno. Io sono qui a
ringraziare anche per loro. Dammi la
capacità di poterli rappresentare
sostituendomi ad essi.
Tutta la Bibbia è un richiamo continuo a
ringraziamento.
I 10 comandamenti prendono poche pagine
della Bibbia, ma l'invito di Dio a
ringraziare
si estende per tutta la scrittura.
È difficile trovare due o tre pagine
consecutive della Bibbia che non
contengano questo richiamo.
È incessante il martellare di Dio a
tenere a mente ciò che lui ha fatto, a
ricordare le meraviglie operate per il
suo popolo.
Tutto il libro dei salmi, poi il libro
classico della preghiera ebraica, è
tutto in tessuto di preghiere di
ringraziamento.
Questi dati della rivelazione
pongono un problema.
Se Dio insiste tanto sul dovere di
ringraziare,
è segno che questo è un grande bisogno
dell'uomo
e segno che nel ringraziare c'è il suo
grande interesse.
È segno che nel ringraziare c'è la
felicità.
È segno che nel ringraziare l'uomo si
realizza.
Ringraziando,
l'uomo trova il proprio equilibrio
perché pone se stesso in dipendenza da
Dio
e pone Dio al suo posto in preminenza su
tutto.
Se tutta la Bibbia è un continuo
richiamo a ringraziamento,
è perché l'uomo corre troppo facilmente
il rischio di dimenticarlo
e invece ha troppo bisogno di non
dimenticarlo,
non dimenticarlo affatto.
Se tutta la Bibbia richiama
ringraziamento,
forse è segno che Dio intravede in
questo il mezzo più semplice per l'uomo
per andare diritto a lui, il mezzo più
immediato
per realizzare tutto l'ideale religioso
dell'uomo.
Nel salmo 28 è scritto: "Il Signore è la
mia forza.
Ho posto in lui la mia fiducia,
mi ha dato aiuto,
esulta il mio cuore.
Il Signore è il mio tutto.
E allora e allora
ha posto in lui, ho posto in lui la mia
lode, esulta il mio cuore, io devo
ringraziare.
tutta la Bibbia ne parla,
forse è anche per tracciare una via
facile alla fede.
Se tutta la Bibbia richiama
ringraziamento,
e perché imparare a ringraziare
significa imparare a vivere il nostro
rapporto con Dio, a viverlo in maniera
vitale.
Se tutta la Bibbia richiama
ringraziamento,
forse perché poche cose come questa
danno la possibilità all'uomo di
prepararsi alla grande rivelazione di
Cristo,
cioè la rivelazione della bontà infinita
del Padre e la realtà della nostra
adozione a figli.
Il salmo 73 dice: "Signore, io sono con
te sempre.
Signore, tu mi hai preso per mano quasi
a dire, ma non cesso mai di ricevere i
tuoi doni, il tuo amore.
In tutte le lettere di San Paolo ci sono
inviti al ringraziamento.
Nella prima lettera ai cristiani di
Tessalonica,
una delle prime comunità organizzate da
Paolo, l'apostolo dice: "State sempre
lieti,
pregate incessantemente,
ringraziate
in ogni cosa." Questa è infatti la
volontà di Dio in Cristo Gesù.
Il richiamo al ringraziamento continuo
dovette essere un tema fondamentale
nella catechesi di Paolo. Difatti
l'apostolo vi ritorna sopra con tale
naturalezza
come si trattasse della cosa più ovvia
per un cristiano.
In realtà la tradizione cristiana
genuina si radicava
sulla tradizione di preghiera del Pio
israelita.
Sappiamo cose meravigliose del Pio
israelita. L'ebreo, timorato di Dio
pronunciava nel giorno fino a 650
benedizioni.
Li chiamava
le Beracot o benedizioni. Erano
preghiere di lode e di ringraziamento.
650.
Erano brevi formule di preghiera che lo
accompagnavano per tutta la giornata,
dal canto del gallo al tramonto del
sole.
Le due preghiere che la riforma
liturgica ha introdotto nell'offertorio
della messa sono due beracot, due
benedizioni ebraiche, il ringraziamento
per il pane e quello per il vino
modellato sull'uso ebraico.
C'era la preghiera di ringraziamento
aprendo l'uscio. C'era la preghiera di
ringraziamento quando il Pio israelita
si vestiva, quando allacciava la
cintura.
quando metteva piede fuori di casa.
Tutte le azioni di qualche importanza
erano accompagnate da una preghiera di
benedizione.
La Mishna, che è una specie di
catechismo ebraico, comandava che il
buon israelita
non doveva inghiottire un boccone di
cibo grande come una oliva, senza
ringraziare.
I primi cristiani, gli apostoli, Paolo,
Gesù stesso, erano persone che usavano
la preghiera di ringraziamento con una
profusione, un fervore
ignota i cristiani di oggi.
Dobbiamo confessare che è crollata una
tradizione antichissima
e ricchissima
che nutriva nel profondo la fede
dell'uomo. Il paganesimo e la nostra
vita febrile l'hanno uccisa.
Il ringraziamento è un valore che va
recuperato se vogliamo modellare la
nostra vita su quella di Cristo.
Ve l'ho già detto,
noi abbiamo impiegato 3 anni a studiare
la preghiera di ringraziamento nella
nostra comunità.
Quando abbiamo finito ci è venuto voglia
di fare un'inchiesta.
un'inchiesta che mi ha fatto molto
riflettere.
Ho scritto un'infinità di lettere a
tutte le persone che conoscevo,
a tutte le persone di preghiera
che conoscevo e ho fatto loro questa
domanda: "Che cosa ti ha dato la
preghiera di ringraziamento?"
Vi leggo qualche risposta di questa
inchiesta. L'inchiesta
è stata rivolta
a sacerdoti, a laici, a giovani, a
vecchi, a contadini, a operai, a
studenti, a vescovi, persino a
cardinali.
Vi leggo qualcosa. Sentite un'operaia
cosa mi ha scritto:
"Trovo utile il ringraziamento quando
tutta la giornata è stato un groviglio
di imprevisti e di sbagli.
Ringraziare a lungo mi scarica dalle
arrabbiature.
È utile il ringraziamento per utilizzare
la stanchezza e la noia. Quando non sono
in forma
io lo divento se ringrazio.
Ho provato a ringraziare per tutta la
bontà che vedo intorno a me, negli
altri. mi dà nostalgia e voglia di
essere buona. Anch'io
voglio ringraziare ogni giorno per i
doni delle mie colleghe di lavoro. Mi
scuote e mi rende generosa. Sentite uno
studente. Ho provato a ringraziare dei
miei sbagli.
mi rende più calmo e mi arresta
l'arrabbiatura che ne provo.
Lo sforzo di ringraziare davanti agli
sbagli mi ha allenato a ricominciare
sempre senza tanti drammi.
Sentite due sposi, due giovani sposi
dopo la perdita del loro bambino.
Non abbiamo potuto dire grazie per una
prova
così grande.
Non l'abbiamo potuto né mentalmente né a
parole.
sarebbero state parole false per Dio e
per noi. In quei momenti di prova ci
siamo sforzati però di accettare la
volontà di Dio, per noi incomprensibile.
E gli effetti sono stati la pace e la
progressiva fiducia nella bontà di Dio.
In tali momenti abbiamo detto grazie per
tante altre cose. Bontà, bontà di chi ci
viveva vicino, armonia tra di noi, doni
materiali, doni spirituali.
Grazie a questi piccoli grazie
continuati,
la prova stessa è diventata più
sopportabile.
Abbiamo scoperto tante cose e tanti doni
che ci hanno fatto toccare con mano la
bontà di Dio. Anche in quei momenti ci
siamo scoperti felici, cioè in pace e
sereni, mentre gli altri ci guardavano
con commiserazione
per la nostra cosiddetta disgrazia.
Sentite una ragazza coreana.
Il girasole è sempre orientato verso la
luce.
è proprio quello che deve essere la mia
vita riguardo a Dio. Io devo essere
continuamente orientata a lui.
L'abitudine al ringraziamento fa in me
proprio questo. Mi insegna ad essere
incessantemente orientata a lui. Adesso
sentite un papà di sette figli.
Tante volte mi lascio sopraffare dalle
preoccupazioni del lavoro
e quelle familiari,
ma sono riuscito a sperimentare una cosa
meravigliosa e potentissima,
ringraziare il Signore.
Il mio carattere non è tanto facile,
le difficoltà non sono poche,
tanto per chi mi vive accanto quanto per
me.
In passato il mio carattere mi mi creava
quasi degli inconvenienti fisici,
esaurimenti, mutismi.
Ho anche fatto delle cure mediche per ma
con risultato scarsissimo,
ma ora forse ho trovato la medicina
migliore. Ringraziare sempre.
Ringraziare quando mi trovo nelle
difficoltà.
Ringraziare dopo le sconfitte.
Ringraziare il Signore di una brutta
figura, delle discussioni con la moglie.
[Musica]
casa. Dopo avere avuto con lui una
questione per un fabbricato,
non mi rivolgeva più la parola e io
tutte le volte che li incontravo lo
salutavo per primo e in modo più
caloroso di prima e dentro di me
ringraziavo il Signore che mi dava anche
la possibilità di una umiliazione.
Questa situazione non durò molto ed ora
siamo amici più di prima.
Ecco, allora vi invito a partire decisi
nel ringraziamento.
Come conclusione voglio dirvi:
combattete la preghiera parolaia con
tutte le forze.
Apritevi, inveci, allenatevi alla
preghiera di silenzio.
potremmo chiamarla alla preghiera di
ascolto, perché quando entrate nella
preghiera di ascolto Dio vi può parlare.
Non conta quello che avete da dire a
Dio, conta quello che Dio ha da dire a
voi.
E allora, quando mi chiedono cosa fare
per l'allenamento, non mi stanco di dire
prendete
la decisione radicale,
dedicate mezz'ora al mattino alla
preghiera di silenzio,
mezz'ora alla sera alla preghiera di
silenzio
e non ditemi che non trovate il tempo.
Io vi dirò,
trova da la preghiera solo il tempo che
sprechi nella giornata e troverai la
mezz'ora sia il mattino sia la sera. Ma
il Signore ti dà 24 ore, tu non sei
capace a dargli un'ora.
E allora in quella mezz'ora che cosa
fare? Ecco che cosa fare. 10 minuti
dedicato allo Spirito Santo presente in
voi. Lo ringraziate e versate il cuore e
chiedete di imparare a pregare, di
imparare a ringraziare.
Poi 10 minuti rivolti a Gesù presente in
voi.
Ad ascoltarlo. invito a leggere il
Vangelo del giorno, della liturgia del
giorno, oppure, se preferite
fate un Vangelo a tappeto leggendo,
capitolo dopo capitolo una paginetta.
Non leggete molto quando avete letto due
o tre versetti, fermatevi,
anzi fermatevi appena notate
una battuta del Vangelo che vi colpisce.
Lì probabilmente il Signore ha da
parlare. Fermatevi,
provate a ripetere in preghiera quella
frase del Vangelo che avete ascoltato.
Cercate di ricordarla nella giornata.
Ruminatela nella giornata, scrivetela,
mettetela sul vostro tavolo di lavoro,
sul cruscotto della macchina se
viaggiate,
in modo da avere
un allacciamento
con la voce di Gesù che ha da parlarvi.
Voi 10 minuti lo dedicate al Padre
presente in voi, cioè immergetevi nel
suo amore, state presenti a lui ed
esprimetegli nel silenzio il vostro
amore. Se trovate
lungo questo stare in silenzio alla
presenza di Dio,
provate a dire il Padre nostro
impiegando 10 minuti, assaporando le
parole del Padre nostro. Ecco, questo è
l'allenamento alla preghiera di
silenzio. Se mi ascolterete, farete dei
progressi enormi nella preghiera e
proverete delle soddisfazioni enormi.
[Musica]
Qui Radio Maria abbiamo trasmesso una
catechesi di padre Andrea Gasparino. No.