Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 36
· Suor Chiara
Trascrizione automatica
Trascrizione automatica del video, inserita qui allo scopo di rendere più agevole la fruizione e meditazione dei passaggi più essenziali. Per il testo esatto ascoltare il video, essendo che questa trascrizione, ottenuta automaticamente dai sottotitoli di YouTube, può essere affetta da qualche inesattezza qua e là. Questa Scuola di Preghiera é disponibile da tempo su Youtube e viene riportata qui per riproporla e condividerla a chi non la conosce.
Qui Radio Maria trasmettiamo una
catechesi di padre Andrea Gasparino.
Saluto tutti e ringrazio tutti.
Ringrazio soprattutto quelli che mettono
in pratica le cose che andiamo imparando
a questa scuola di preghiera.
Voi sappiete che il Papa ha scritto: "Il
2000 sarà un anno intensamente
eucaristico."
Perciò abbiamo deciso di dare un taglio
eucaristico alla nostra scuola di
preghiera.
Forse non conoscete una bella preghiera
eucaristica preparata da Roma per l'anno
2000. Io ve la leggo, voi fatela con me.
Padre, entrando nel terzo millennio,
riconoscenti per la salvezza che ci è
stata donata,
con fiducia ti chiediamo,
fa che partecipando dell'unico pane e
dell'unico calice
diventiamo un solo corpo in Cristo
e viviamo della vita divina che egli ci
ha ottenuto
a prezzo del suo sangue.
Vivificati dal suo Santo Spirito,
annuncieremo al mondo le meraviglie del
tuo amore.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e
vive e regna con te nell'unità dello
Spirito Santo per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
Chiediamo anche alla Madonna di
partecipare con la sua intercessione
alla nostra preghiera. O Maria, unisci
la tua intercessione
alla nostra preghiera, per questa scuola
di preghiera.
Come al solito voglio chiedere a qualche
ascoltatore
che ha qualche pesante sofferenza,
un aiuto per la nostra scuola di
preghiera. Oggi vorrei chiedere una
preghiera a chi ha un figlio o un marito
in carcere.
È una sofferenza grande, sapete,
avere un familiare in carcere è una
umiliazione grande.
In carcere ho anche incontrato sovente
delle persone innocenti.
Io chiedo che chi ha questa pena e sta
ascoltando la nostra trasmissione
di voler offrire la sua pena perché le
mie parole portino qualche frutto
e servano a far nascere in noi una vera
coscienza eucaristica.
La catechese di oggi vuole partire da
una frase commovente di Gesù
che Gesù ha detto nel discorso di
Cafarno
quando ha parlato dell'eucarestia.
Non ci staccheremo mai da questo testo
di Giovanni 6.
Nel capitolo sesto di Giovanni c'è la
carta magna dell'Eucaristia.
Il grande discorso di Cafarno
presentato da Gesù
dopo il miracolo dei pani.
Ecco, voglio partire da queste parole di
Gesù. Giovanni 6:35.
Io sono il pane della vita.
Chi viene a me non avrà più fame. Chi
crede in me non avrà più sete.
Io sono il pane della vita, cioè il pane
che dà la vita, che la trasmette,
che la conserva,
che la difende, che la fa crescere,
trasmette la vita, la mette in moto la
vita.
Gesù poteva dire: "Io sono la scintilla
della vita, il soffio vitale, il respiro
della vita, il vostro principio vitale,
l'origine della vita". Gesù ha preferito
dire
"Io sono il pane della vita" per
collegarsi
al discorso
che i suoi ascoltatori andavano facendo
dopo il miracolo dei pani.
Ha preferisto ha preferito dirsi pane
della vita per introdurre il discorso
dell'eucarestia.
Insomma, ha voluto dire "Io sono il tuo
nutrimento".
E a un certo punto farà questa battuta:
"Chi non mangia di questo pane, chi non
beve del mio sangue, non avrà la vita".
È bello il concetto di pane, perché il
pane nutre la vita, la tiene in piedi,
l'alimenta.
Naturalmente
attraverso la tua collaborazione tu devi
prenderlo questo pane, devi portarlo
alla bocca, devi masticarlo, poi devi
assimilarlo.
La vita. Gesù ha portato la vita sulla
terra portando l'eucaristia.
Vi ricordate che nel dialogo
con Nicodemo
dirà che bisogna rinascere
e spiegherà nascere dall'alto,
cioè bisogna entrare in una vita divina,
un principio vitale nuovo, perché la
vita materiale non è ancora la vita
vera, non è ancora la vita eterna.
Gesù dirà:
"I vostri padri hanno mangiato un pane
dal cielo,
la manna e sono morti. Sono io il pane
che dura per la vita eterna".
Ecco, l'innesto del divino in noi l'ha
portato Gesù, lo comunica Gesù
a condizione che ci apriamo alla sua
azione,
che ci apriamo alla fede,
che crediamo,
crediamo alla vita divina,
la vita trinitaria in noi. raccontano
che il martire San Leonida, padre del
piccolo Origene,
quando
portarono a casa il bambino dopo il
battesimo,
mise tutti intorno al bambino, poi si
chinò a baciare il piccolo,
dicendo: "Io bacio la vita divina
sbocciata in lui".
Ecco, quando Gesù dice "Sono il pane
della vita,
cioè vi porto nel cuore della vita,
nell'inabitazione della Santissima
Trinità".
A un certo momento Gesù dirà:
"Se uno mi ama, anche il Padre mio
l'amerà
e a chi mi ama io mi rivelerò".
e verremo a lui e porremo la nostra
dimora in lui. Ecco, quando c'è questo
innesto di vita divina in noi, allora
non si è più semplici creature, allora
si è figli.
Ecco perché al battesimo la Chiesa
consegna solennemente il Padre nostro ai
catecumeni.
E per dirloro, adesso puoi chiamare Dio
papà, padre,
perché sei innestato in Gesù.
Ora puoi chiamare Gesù fratello.
Nel figlio ci hai resi figli, dice
Sant'Agostino,
perché la stessa vita di Gesù circola in
noi.
Dopo il battesimo
noi possiamo proprio dire: "Non son più
io che vivo, è Cristo che vive in me".
E Gesù aggiunge: "Chi viene a me non
avrà più fame, chi crede in me non avrà
più sete".
La fede, la fede, cos'è? La fede credere
cosa è Gesù? Lo dice qui che viene a me,
ecco, è andare a Gesù
e entrare nella sua amicizia. E come si
va a Gesù?
Si va con l'eucarestia,
soprattutto con l'Eucaristia.
Sono due le strade maestre,
la nostra preghiera e la parola.
La preghiera è fede in azione.
L'ascolto della parola è fede in azione.
E Gesù ci promette: "Chi viene a me non
avrà più fame,
non avrà più sete".
Cioè, io risponderò
a tutti i suoi bisogni essenziali,
ai suoi desideri, alle sue aspirazioni.
Ecco, se arrivo all'amicizia seria con
Gesù,
cioè all'Eucarestia vera,
se arriva l'amicizia seria con Gesù,
vera, profonda, costante,
Gesù risponderà anche ai miei sogni
sepolti nel profondo del cuore.
Con l'amicizia profonda con Gesù, io
trovo tutto.
Nell'Eucarestia trovo tutto, trovo
tutto. Noi non lo capiamo abbastanza
quanto profaniamo l'Eucaristia.
Ieri pensavo,
Gesù
mi ha tirato su attraverso l'eucarestia.
A cominciare dalla prima comunione
fino a quando mi daranno il viatico, io
posso dire e tutti potete dire Gesù ci
tira su con l'eucaristia,
ci ci fa crescere nella vita cristiana
con l'eucaristia. Solo che noi
sprechiamo, sprechiamo, sprechiamo a
piene mani questo dono.
Ecco, Gesù dice, "Chi viene a me, chi
crede in me," cioè io nell'Eucaristia
devo fare degli sforzi precisi di fede,
c'è da fare una parte che tocca a noi e
che lui non può fare senza di noi.
Fa c'è un paragone.
Se andate alla fontana con un secchio,
la fontana versa acqua e riempie il
siechio. Sì, ma il secchio deve essere
sotto il getto dell'acqua. Se è fuori
del getto, il secchio non si riempie.
Ecco la nostra responsabilità con
l'eucarestia.
Noi siamo sotto un profuio straordinario
di grazia,
ma noi possiamo
separarci completamente
da questo irrorare di grazia.
Basta che la nostra Eucarestia sia
distratta, piatta,
gelida.
E quanto sovente così la nostra
Eucaristia.
Sovente mi faccio la domanda.
Sono 52 anni che celebro la messa,
ma posso dire che c'è stata una messa
che ha sconvolto la mia vita, che mi ha
convertito
dopo 52 anni.
Devo dire, non c'è ancora una messa di
cui io sono veramente soddisfatto.
Ci abitiamo proprio alla profanazione.
Io prete con la messa, voi fedeli con la
vostra comunione, abituati alla
profanazione.
Andiamo l'Eucarestia con la testa nelle
nuvole. Riceviamo Gesù con la testa
nelle nuvole.
Torniamo al banco con la testa nelle
nuvole e avviamo la giornata. Così
dopo questa profanazione eucaristica,
crediamo di aver fatto chissà che cosa.
E che cosa abbiamo fatto?
Abbiamo profanato
e Gesù non può operare in noi perché
abbiamo profanato.
Occorrono sforzi costanti nella fede,
preghiera vera e costante,
ascolto vero e costante della parola.
Solo se stiamo con lui, lui ci trasmette
la vita.
Un altro paragone, se tu sei bagnato
come un pulcino e ti avvicini bene al
falò, asciughi.
Ma se vai lontano dal fuoco non
asciughi, devi fare la tua parte. Il
fuoco c'è, ma non opera se tu stai
lontano.
Ecco, io vorrei tanto chiedervi
di piantare in testa questo chiodo,
quest'anno, l'anno dell'Eucaristia.
Io devo imparare a fare la comunione. Io
lo chiedo a ogni genuflessione. Fatelo
anche voi. A ogni genuflessione. Quando
entrate in chiesa,
fate un atto di vero contatto con Gesù e
chiedete la grazia di imparare a fare la
comunione. è la cosa più importante che
dovete chiedere al Signore, perché se le
vostre comunioni sono vere, sono
profonde, la vostra giornata è profonda,
la vostra giornata è viva, la vostra
giornata è piena di Dio. Ma se le vostre
comunioni sono scialbe, sono fredde,
sono gelide, la vostra vita cristiana
durante il giorno è gelida.
Ecco, imparare a fare la comunione,
imparare a pregare.
Sono stato a visitare un eremita
e ho voluto fargli questa domanda.
Un eremita
che passa 9 ore al giorno sulla parola
di Dio.
Gli ho fatto questa domanda: "Ma cosa
fai tutto il tempo qui?
in questo posto solitario.
Cosa fai nella tua preghiera? Sapete
cosa mi ha risposto? Mi ha detto, "Sono
7 anni che chiedo il dono della
preghiera".
Non ho usato chiedergli se il Signore
gliel'aveva fatto, perché lo vedevo che
gliel'aveva fatto. Un uomo che spende 9
ore al giorno sulla parola di Dio ha di
sicuro ricevuto il dono della preghiera.
Dunque vi invito con frequenza nella
giornata a fare questa richiesta al
Signore. Signore insegnami a fare la
comunione eucaristica.
Signore, insegnami a pregare. Signore
innamorami della tua parola.
A ogni scuola di preghiera vorrei dare
un concetto semplice sulla messa,
un concetto semplice alla portata di
tutti, perché se non capite la messa non
potete capire la grazia dell'eucaristia.
Oggi vorrei presentarvi brevemente
la dossologia che conclude la messa
perché getta un fascio di luce immenso
per la la comprensione della messa. Poi
la conoscete tutti la dossologia finale
della messa. Per Cristo, con Cristo e in
Cristo, a te, Dio Padre onnipotente,
nell'unità dello Spirito Santo, ogni
onore e gloria per tutti i secoli dei
secoli. Amen. Siamo di fronte a una
delle preghiere più belle della messa,
un gioiello,
uno dei più meravigliosi gioielli
liturgici
che la Chiesa ha saputo creare intorno
all'Eucaristia.
è anche un gioiello teologico
e radunata in questa preghiera tanta
teologia eucaristica da farne un piccolo
capolavoro dottrinale.
Dai liturgisti
è chiamata spesso dossologia conclusiva
o anche dossologia minore. La parola
dossologia significa preghiera di lode,
discorso di lode.
la dossologia maggiore e il gloria
all'inizio della messa.
La dossologia conclusiva è questa. Si
potrebbe dire che la parte più ricca
delle preghiere eucaristiche,
la la parte più ricca è introdotta e
conclusa
dalle due bellissime dossologie. Il
Gloria in Excelsis Deo che rieccheggia
il canto degli angeli alla grotta di
Betlemme è questa dossologia finale che
si rifà alla gloria del Calvario, alla
morte gloriosa di Cristo.
Ma la dossologia conclusiva ha il pregio
di condensare nella massima brevità il
massimo contenuto dottrinale e
teologico.
I liturgisti dicono che entrò nella
liturgia romana
nel V secolo.
Probabilmente la dossologia fu pensata
per dare corpo al famoso amen finale
della messa.
San Giustino nel 150 ne parla già di
questo amen più importante della messa
che concludeva la messa. Era una
risposta clamorosa del popolo alla
preghiera del sacerdote che esplodeva
nelle assemblee liturgiche dei primi
tempi e che un padre della Chiesa
paragona ad un tuono corale che faceva
tremare le basiliche romane. Questo amen
ora è rivalutato e sottolineato dalla
riforma della messa.
Dunque, il tesoro della messa è chiuso
tra queste due dossologie.
È bene che partiamo dal termine della
dossologia per capire. Dunque, diciamo:
"A te, Dio Padre onnipotente, ogni onore
e gloria per tutti i secoli dei secoli."
Cominciamo da queste parole: "A te ogni
onore e gloria". La messa, cioè, è la
glorificazione massima di Dio. Mettete
insieme il sangue di tutti i martiri,
versato nella storia umana lungo i
secoli. Mettete insieme tutta la santità
di tutti i santi che popolano il cielo,
che popolano la terra. Mettete insieme
la gloria maestosa che sale a Dio da
tutti i miliardi di angeli che
circondano il trono di Dio. Tutto questo
non è nulla al confronto di una messa.
Perché? Ma perché il sacrificio di
Cristo supera tutto, congloba tutto,
unifica tutto.
È un grido dell'anima, un grido possente
del cuore umano che offre a Dio i meriti
infiniti del sacrificio di Cristo. A te
ogni onore e gloria. La Chiesa, dice
Santo Agostino, è offerta in chi essa
offre.
Ogni onore e gloria. Offriamo a Dio
tutto, anche l'onore dei peccatori e dei
santi, degli atti e di chi lo ama, di
chi è infangato e di chi lotta per
uscire dal fango. Ogni essere umano dà
onore al Padre, ha solo bisogno di un
cuore che lo offra e noi lo vogliamo
fare. Noi vogliamo prestar voce e anima
a tutte le creature umane. Ecco perché
diciamo oggni onore e gloria. ogni onore
e gloria, perché l'onore di tutte le
anche l'onore di tutte le creature
inanimate,
l'onore del regno animale, vegetale e
minerale, prestiamo la nostra voce alle
bellezze di tutto il creato perché canti
la lode di Dio, l'onore del cielo
stellato di tutte le galassie che
popolano il firmamento,
l'onore degli esseri infinitamente
grandi e degli esseri infinitamente
piccoli, dei microbi, delle cellule, dei
neutroni, degli elettroni, l'onore delle
10.000 miliardi di cellule del nostro
corpo.
Ogni onore e gloria, anche il mio
piccolo onore di me, piccola creatura
distratta, meschina, peccatrice. Anche
il mio onore da nulla, pieno di miseria
e di peccato. E perché possiamo farlo?
Ecco, la dossologia dice per Cristo, con
Cristo, in Cristo, per Cristo, cioè per
mezzo di lui,
cioè per i meriti infiniti di Cristo,
per il suo sacrificio, perché lui ha
pagato, si è sacrificato, perché ha
versato il suo sangue per me. Ha aperto
col sacrificio della sua vita la strada
per dare il vero onore a Dio. Lui ha
fatto tutto per Cristo. Lui ha fatto e
fa quello che io non posso fare. Lui è
la vera lode del Padre e la vera gioia
del Padre.
Con Cristo, cioè unito a lui, è vinta la
solitudine dell'uomo. Unito a lui.
Cristo lode il Padre con me, mi impresta
le sue labbra, mi impresta il suo cuore
con Cristo, cioè unito a Cristo,
accompagnato da Cristo, aiutato da
Cristo, completato da Cristo, coperto
dei meriti di Cristo. Ecco, con Cristo,
perché Cristo alza al Padre le sue mani
trafitte per me
in Cristo, cioè sprofondato, immerso in
Cristo, non sono più io che vivo, è
Cristo che vive in me. Non sono più io
che prego, è Cristo che prega in me. Non
sono più io che che amo, è Cristo che
ama in me.
in Cristo, lui il tutto, io il nulla,
vivificato dal tutto,
vivificato da lui. Ogni onore e gloria.
Allora posso veramente colmare
in Cristo tutta la povertà della mia
lode e poi aggiungo nell'unità dello
Spirito Santo.
E lo Spirito che crea la comunione.
Comunione con Cristo, comunione col
Padre, comunione tra noi, comunione nel
cielo, comunione sulla terra, comunione
nel tempo e nell'eternità.
È un appello all'immersione nello
spirito. È un grido di amore,
un grido all'amore. Vedete com'è bella
questa preghiera? Ma bisogna meditarla,
bisogna meditarla. Spezzettatela un
poco, parola per parola, e meditatela.
Poi quando il sacerdote arriverà lì alla
dossologia, voi avete il cuore pronto
andargli dietro nelle parole, andargli
dietro nel pensiero.
È un appello accorato perché la mia
preghiera toccata dall'amore diventi
tutto amore, sia trasformata dall'amore.
e un grido dell'anima per raggiungere
tutti, legarmi a tutti in Dio e tutti
portare a Dio, portare a Dio la
disperazione dei nostri poveri,
i problemi delle nostre famiglie, tutti
che lo Spirito trasformi ed elevi ogni
sofferenza in amore, faccia di noi
un'offerta gradita a Dio. E questo è il
momento sublime in cui diventiamo
veramente fratelli universali, come
diceva padre Foucault quando era davanti
a Santissimo.
Lo spirito di amore ci avvolge tutti
unendoci a Cristo e unendo Cristo a noi,
poi offrendoci al Padre,
Padre, Figlio, Spirito, un amore solo. E
io e noi sprofondati in questo amore
infinito,
aperto su tutti i fratelli, tormentati
dall'amore di tutti i fratelli,
desiderosi di portare questo amore
infinito a tutti i fratelli per la
felicità di tutti i fratelli. Vedete
com'è bella la messa? La messa è questo,
questo grido che unisce la terra al
cielo.
Il cielo unito alla terra e la terra
tutta aperta al cielo per tutti i secoli
dei secoli. Diciamo la nostra preghiera
non riguarda solo il presente, non
riguarda solo il passato, vuole valicare
il tempo, vuole sfidare i secoli.
Vogliamo gettare i ponti con l'eternità.
Chiediamo che il nostro desiderio, il
desiderio del nostro cuore superi ogni
orizzonte del tempo. Amen. Rispondono
tutti i fedeli. Cioè, lo vogliamo tutti,
lo decidiamo tutti. Bello che in tante
chiese ora si canta quell'ame. Sì,
bisogna gridarlo, cantarlo col cuore.
Questo ame, la chiesa della terra e la
chiesa del cielo che si unisce, la
chiesa militante con la chiesa
trionfante che grida questo amen. Amen.
Cioè, lo vogliamo veramente, lo
chiediamo veramente questo onore e
gloria a Dio. Decidiamo con tutte le
forze che il nostro atto di amore, che
questa mia messa, attraverso questa
eucarestia,
questo mio amore sia un prendere tutto,
sia un dare tutto, sia un perdere tutto,
sia un frire tutto.
Lend Brail diceva: "La vita è fatta per
esplodere,
per andare più lontano, per farsi dono.
Quando la si conserva per sé, la si
soffoca.
La vita è triste quando la si conserva
per sé. È magnifica dal momento in cui
si comincia a donarla. Ecco, questa
dossologia è per imparare a donare la
vita. Una vita di cui ci si rifiuta di
essere proprietari. Lei dice una vita
che si dà perché il mondo non sia più
come prima. Una vita come questa fa dei
miracoli.
Ecco, dopo la dossologia eucaristica
io dovrei sentirmi come una creatura che
ha dato il tutto. Dovrei dire con Gesù
Padre, tutto è compiuto, ho dato tutto,
non ho più nulla.
Qui Radio Maria abbiamo trasmesso una
catechesi di padre Andrea Gasparino. No.