Scuola di preghiera di padre Andrea Gasparino – Lezione n. 37
· Suor Chiara
Trascrizione automatica
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Qui Radio Maria trasmettiamo una
catechesi di padre Andrea Gasparino.
Amo alla nostra quarta lezione di scuola
di preghiera sull'Eucaristia.
Saluto tutti
e ringrazio tutti, soprattutto quelli
che ascoltano e mettono in pratica.
Ascoltare è poco e mettere in pratica
che conta. Dunque,
siccome il Papa ha detto che il 2000
sarà un anno intensamente eucaristico,
la nostra scuola di preghiera è tutta
orientata all'Eucaristia. Cominciamo
dunque con una preghiera eucaristica.
Spirito Santo, noi imploriamo una vera
coscienza eucaristica
perché la nostra incoscienza eucaristica
è grande,
sembra
inguaribile
Gesù dandoci l'eucarestia.
Tu hai superato ogni attesa umana. Che
cosa potevi fare di più?
per essere sempre accanto a noi,
per seguirci uno per uno,
per darci la gioia di venire anche ogni
giorno in noi
per poterti incontrare in qualunque ora
del giorno e della notte nella
Santissima Eucaristia.
Padre, il tuo piano divino di essere
accanto a noi in tutti i travagli della
vita, tu hai voluto
che fosse realizzato attraverso Gesù,
soprattutto con l'Eucaristia.
Padre, Figlio, Spirito Santo,
Santissima Trinità,
noi ti ringraziamo, ti adoriamo, ti
lodiamo per il dono dell'Eucarestia.
È un dono talmente grande che non
esistono parole umane che possano
esprimere la nostra riconoscenza.
Ecco, chiedo prima di cominciare una
preghiera da qualche persona che soffre.
Questa volta io vorrei chiedere una
preghiera
ad una sposa, ad una mamma che ha sulle
sulle spalle la croce più tremenda che
può avere una mamma, una sposa, l'avere
in casa un malato mentale. Credo che non
ci sia una pena più grande di questo.
voglio offrire quella mamma, quella
sposa la sua sofferenza,
perché riusciamo a far capire
la grandezza del dono dell'eucarestia.
Cominciamo sempre le nostre catechesi
dal pensiero di Gesù
sull'eucarestia dal capitolo sesto di
Giovanni
che è la carta magia dell'Eucarestia,
cioè il discorso di Cafarno
dove Gesù ci apre il cuore sul mistero
dell'eucarestia con una profondità
inaudita.
Basterebbe una battuta di quel discorso
a tenere in piedi la nostra fede
eucaristica.
Allora cominciamo. Gesù ha detto: "Io
sono il pane della vita".
Cioè il pane da cui viene la vita. Gesù
ci dice la vita spirituale è spenta. Il
segreto è l'eucaristia.
La tua vita spirituale è debole.
Vi sentite pigri, fiacchi, con poca
volontà.
Il segreto per guarire è l'eucarestia,
è il pane che dà la vita e che sostiene
la vita.
Guardate, sperimentatelo.
Certe cose non le capite finché non
l'avete sperimentate.
È il pane che costruisce la santità
della Chiesa.
È un pane prodigioso,
ma attenti, non è un pane magico,
cioè esige la vostra collaborazione.
Eucaristia, sì, ma dandoci da fare per
per prepararci bene.
Raccontano che San Filippo Neri, quando
celebrava la messa, arrivato la
comunione, diceva all'inserviente:
"Adesso va ai tuoi affari e torna fra 2
ore, perché io ho da fare col mio
Signore."
Du ore impiegava San Filippo Neri nella
comunione.
Quando io ho celebrato i 50 anni di
messa, ho chiesto a tutti gli amici una
prova d'amore all'Eucaristia. Sapete
cosa ho chiesto?
Ho fatto una sfida. Ho chiesto salvate
il primo minuto della comunione?
Bene, dopo un po' ho chiesto a destra o
sinistro, sei riuscito? Tutti mi
rispondevano, non siamo riusciti a
salvare il primo minuto della comunione?
Adesso mi sono rassegnato. Adesso chiedo
3 minuti,
3 minuti di comunione attenta, appena
ricevete il Signore. Chiedo 3 minuti
perché so già per esperienza che non ci
riuscite, volendo salvare 3 minuti,
almeno un minuto lo salvate.
Quante comunioni avete già fatto nella
vita? Perché le vostre eucaristie non
sradicano i vostri difetti?
Gesù ha detto è il pane della vita, cioè
è medicina infallibile.
Ma perché spesso non produce effetti
tangibili?
Il difetto non è nella medicina, il
difetto è in colui che prende male la
medicina.
Ho visto in un ospedale un malato che
versava la bottiglietta della medicina
nel lavandino vicino al letto, ma si
capisce
il malato che prende così la medicina
non guarirà mai.
Sant'Agostino arriva a dire:
"Se tu non hai la fede, ricevi solo un
po' di pane,
non ricevi il corpo del Signore.
Nell'eucarestia devi fare la tua parte.
Preparati, non andare con la testa nelle
nuvole.
Prepara la parola che ascolterai
alla messa in modo che questa parola
prepari la strada al contatto
eucaristico.
La parola è il battistrada
all'Eucaristia
e a ogni messa devi preparare il tuo
punto preciso di conversione.
Quando ricevi il Signore
e starai a contatto con lui quei famosi
3 minuti, devi presentare il tuo punto
preciso di conversione.
Il mio corpo è vero cibo, il mio sangue
è vera bevanda continua Gesù. Cioè, hai
bisogno per stare in piedi
dell'eucaristia senza cibo. Tu non vivi.
Gesù mi dice con estrema chiarezza,
hai bisogno di me per stare in piede. Di
aria non vivi. Sant'Agostino dice Gesù
ha detto che è vero cibo.
Senza cibo dice non si vive.
Senza eucarestia non si sta in piedi.
L'Eestia ti nutre veramente. Non puoi
farne a meno e se ne fai a meno ti
illudi, la paghi.
Cosa fa il cibo? Il cibo rifà i tuoi
tessuti,
rigenera le tue cellule, ti dà energia,
forza, ti fa crescere, ti difende dai
malanni. Finché mangi hai la salute e la
difendi.
L'eucarestia fa tutto questo, rifà i
tuoi tessuti.
Il peccato ti logora, l'eucarestia ti
ricostruisce
contro il male. Bisogna provarlo per
capirlo.
Ti difende perché ti robustisce,
ti dà forza ed energia. Certo, se la
ricevi superficialmente, l'Eucarestia
non corregge i vostri mali,
non guarisce le vostre piaghe.
Io quando penso alla potenza
dell'eucarestia
penso sovente a qualcuna delle nostre
missioni di punta.
A Nairobi, nella cintura di Nairobi,
c'è un inferno, si chiama Madara Valey
e l'inferno di Madare Vale,
bisogna vederlo per capirlo. 300.000
poveri ammassati nelle baracche.
Non c'è acqua. L'acqua si compra a
secchielli.
Non ci sono strade, non ci sono le
fognature,
ad ogni passo una baracca con un malato
malato di Aiz.
C'è violenza, immoralità, alcolismo,
droga, prostituzione.
Tutti i vizi sono lì raccolti.
Trai 300 baraccati poveretti.
Persino la polizia ha paura di entrare a
Madari.
Nessuna donna bianca resiste a lungo
Madari. Bene, le nostre sorelle ci sono
là da 25 anni.
Ci hanno anche provato i fratelli di
Tesè, ma dopo pochi anni son partiti
queste nostre sorelle e 25 anni che sono
sulla breccia. Ma perché? Ma come fanno?
Come resistono? Il segreto è
l'Eucaristia.
Madari, in questi 25 anni di presenza
silenziosa
delle nostre sorelle,
ha visto nascere un giardino di Dio. È
nata una comunità cristiana pronta a
tutto,
disponibile a tutte le carità, capace di
assistere i malati di Aidz, di
accogliere gli orfani, di sfamare chi ha
fame, di difendere i deboli, di
accogliere più emarginati. L'inferno,
dentro l'inferno di Madari è nato un
piccolo paradiso.
È nata la scuola delle mamme,
l'ambulatorio dei poveri, la mensa dei
poveri. È nata una comunità di
preghiera. Ogni giovedì i nostri
cristiani a turni incessanti si
alternano nella baracca delle sorelle
per adorare il Santissimo a nome di
tutti i poveri di Madari. Ecco, questo
fa l'eucarestia. L'Eucarestia è capace a
far fare delle cose inverili.
Adesso
passiamo a una parabola pittoresca.
Io ve la leggo.
Gesù a un certo momento riferito nel
testo di Matteo, il capitolo 22 racconta
questa parabola.
Il regno dei cieli è simile a un re che
fece un banchetto di nozze per suo
figlio. Egli mandò i suoi servi a
chiamare gli invitati alle nozze, ma
questi non vollero venire.
di nuovo mandò altri servi a dire:
"Ecco, ho preparato il mio pranzo, i
miei buoi e i miei animali ingrassati
sono già macellati, è tutto pronto,
venite alle nozze." Ma costoro non se ne
curarono e andarono chi al proprio
campo, chi ai propri affari. Altri poi
presero i suoi servi, li insultarono e
li uccisero.
Allora il re si indignò e mandate le sue
truppe, uccise quegli assassini e diede
le fiamme la loro città. Poi disse ai
suoi servi: "Il banchetto noziale è
pronto, ma gli invitati non erano degni.
Andate ora ai crocicchi delle strade e
tutti quelli che troverete chiamateli
alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi
raccolsero quanti ne trovarono, buoni e
cattivi, e la sala si riempì di
commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e
scorto un tale che non indossava l'abito
nuziale gli disse: "Amico, come hai
potuto entrare qui senza abito nuziale?
Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai
servi: "Legatelo mani e piedi e
gettatelo fuori." Ecco, è una parabola
pittoresca.
Il tema della parabola è il tema della
salvezza.
È una parabola sulla storia della
salvezza.
racconta la storia della salvezza, prima
offerta agli ebrei, poi a tutti, anche
ai pagani.
È una metafora spiegare la salvezza
come un grande banchetto, una grande
festa col Signore, ma c'è una realtà,
c'è una salvezza che viene a noi tutti i
giorni. Tutti i giorni.
C'è una salvezza che Dio offre agli
uomini ogni giorno che consiste proprio
in un banchetto di nozze con al centro
Gesù e l'Eucaristia.
E allora la parabola si presta bene a
spiegare l'Eucarestia. Ho scelto questa
parabola soprattutto per capire la
nostra incoscienza eucaristica.
Ormai è da tanto tempo che io prego
così. Signore, dammi la coscienza
eucaristica
e guarisci la mia incoscienza
eucaristica.
Dunque, Gesù dice, il regno dei cieli è
simile a un re che fece un banchetto di
nozze per suo figlio. C'è un re, il
padre, c'è un figlio, Gesù, c'è una
festa. L'Eucarestia è una festa, anzi la
festa più sontuosa possibile, la festa
di nozze. La messa è una festa, ma per
chi è superficiale e ignorante è un rito
noioso e pesante.
Ecco, fece un bacchetto di nozze per suo
figlio. Suo figlio, il centro della
festa è Gesù. È lui che gestisce la
festa. E lui il festeggiato.
L'Eucaristia è una festa intorno a Gesù.
Il festeggiato è Gesù,
lo sposo. La festa esige gioia,
entusiasmo, partecipazione.
Chi va all'Eucaristia col cuore spento
profana, disonora l'Eucaristia.
L'entusiasmo lo deve vedere.
Se capisco quello che faccio, lo devo
vedere. Se capisco quello che faccio.
L'entusiasmo si cambia in gratitudine.
Infatti, lo sapete, la parola Eucarestia
vuol dire ringraziamento,
gratitudine.
Ecco, mandò a chiamare gli invitati alle
nozze, ma questi non vollero venire. Un
pranzo di nozze non è una cosa da poco.
Essere poi invitati dal re al pranzo di
nozze del figlio
del principe, del figlio del re è un bel
privilegio.
I ministri del re vanno a porgere
l'invito.
I sacerdoti hanno questo compito,
porgere l'invito all'Eucaristia, ma si
capisce c'è chi sa farlo e sa farlo bene
e c'è chi non lo sa fare. È grande la
responsabilità del sacerdote per
attirare la gente all'Eucaristia.
Qualche volta il sacerdote dorme, non
prepara niente, non sa attrarre. E
allora? E allora la prima responsabilità
del gelo della gente è sua.
Gesù continua,
venite alle nozze, ma costoro non se ne
curarono e andarono chi al proprio
campo, chi ai propri affari. L'Eestia è
una festa aperta a tutti. Dio invita
tutti.
Gesù dice:
"Questo è il mio corpo, mangiatene
tutti." Quando dà l'Eucaristia, questo è
il mio sangue, bevetene tutti.
Gesù ha inventato l'eucarestia per
curare tutte le nostre debolezze, perciò
invita tutti. Qual è il tuo problema?
Ricordati, qualsiasi sia il tuo
problema,
Gesù ha inventato l'eucarestia per il
tuo problema.
Il Padre invita tutti, ma tanti
rispondono: "Non mi interessa".
È il massimo dell'incoscienza umana e
della stupidità umana.
Non mi interessa perché ho altri
interessi che prevalgono.
Cosa dovrebbe rispondere Dio? Prendi
quello che scegli risponde. Preferisci
le cose da nulla invece delle cose di
Dio, tieniti le cose da nulla.
Te ne accorgerai quando i problemi ti
crolleranno addosso.
Non hai tempo per Dio e per le cose di
Dio. Chiiti il vuoto del tuo cuore.
Dunque,
altri poi
presero
i suoi servi, li insultarono e li
uccisero. Allora il re si indignò.
Dovete rendervi conto, una parabola ha i
suoi limiti. È un racconto di fantasia
una parabola.
Quando un particolare
ci urta un po', dobbiamo guardare alla
sostanza e non fermarci al particolare.
Quando Gesù nella parabola dice: "Se la
tua mano ti scandalizza, tagliala, se il
tuo occhio ti scandalizza, cavalo." Voi
capite? È un linguaggio slogan.
Lo slogan e per richiamare
a una profondità
la riflessione, l'esagerazione della
parole è una tinta di colore per
sottolineare una verità. Dunque, il re
indignato vuol dire che Dio lascia
libero corso alla nostra responsabilità
di chi? La responsabilità di chi si
autopunisce.
Le conseguenze dei nostri rifiuti a Dio
li pagheremo.
Li pagheremo, cari,
non tanto per la severità di Dio, ma per
la stupidità nostra.
disse ai suoi servi: "Il banchetto
nuziale è pronto, ma gli invitati non
erano demi. Ora andate ai croccicchi
e tutti quelli che troverete chiamateli
alle nozze" e la sala si riempali.
La parabola va letta in parallelo col
testo di Luca, dove il re dice:
"Conducete qui, poveri, storpi, ciechi,
zoppi".
E il servo disse: "Signore, è stato
fatto come hai ordinato, ma c'è ancora
posto il re: "Esci per le strade e lungo
le siepi e spingili a entrare perché la
mia casa si riempie". L'eucistia
è per tutti, guarisce tutti i mali e per
i ciechi dà luce e per i paralitici fa
camminare e per tutti i poveri viene
incontro a tutti i bisogni fondamentali
dell'uomo.
Ma c'è un ma.
Dio è impaziente di offrire l'eucarestia
a tutti, a tutti, proprio a tutti.
Ma c'è un ma. Allora Gesù inserisce una
seconda parabola
e una seconda parabola
incastonata nella prima,
dice Gesù, il re entrò per vedere i
commensali.
Scorto un tale che non indossava l'abito
nuziale, gli disse: "Amico, come hai
potuto entrare qui?"
C'è un insegnamento importantissimo
nella parabola. La generosità di Dio è
massima per il dono dell'Eucaristia,
ma Dio aspetta un minimo di decenza.
Non aver la camicia brandelli e gli
ai piedi. Ecco, noi diremmo il
minimo per l'eucarestia è essere in
grazia di Dio. Se sei sporco di peccato
mortale, devi metterti a posto, sennò
profani gravemente il dono di Dio. Dio
gli dice amico? Sì, il peccatore è
sempre amico per Dio. Dio ti viene
sempre incontro proprio perché sei
peccatore,
ma non puoi essere
un incosciente,
amico. Come hai potuto entrare qui?
Io lo prendo,
prendo questa battuta quasi come un
rimprovero a noi sacerdoti. Come hai
potuto entrare qui? Cioè, come voi non
avete istruito la gente, non avete
formato le coscienze.
È una battuta largo raggio
per noi che siamo i responsabili
dell'eucarestia e per i catechisti, per
tutti gli educatori. Come non avete
spiegato che l'eucarestia è l'incontro
personale con Dio?
Gesù per noi si sottopone ad una
infinita umiltà.
Tu non puoi accostare l'Eucarestia con
insensatezza,
con superficialità.
una nostra ragazza ad una scuola di
preghiera
aveva fatto amicizia
con una con un'altra ragazza che era
arrivata
e nella conversazione
l'altra gli dice che lei convive con un
ragazzo.
Quando arriva il momento della comunione
la vede partire andare alla comunione.
lei l'ha fermata e mi ha chiesto fatto
bene? Gli ho detto sicuro che hai fatto
bene?
Se convivi con un ragazzo, come puoi
fare la comunione?
Rivediamo insieme un momento
l'insegnamento di San Paolo.
Prima Corinti capitolo 11. Chiunque in
modo indegno mangia il pane o beve il
calice del Signore, sarà reo del corpo e
del sangue del Signore.
Fai una comunione sacrilega, fai un
delitto contro il sangue di Gesù, ti
dice Paolo.
Poi Paolo continua, versetto 28,
ciascuno pertanto esamini se stesso e
poi mangi di questo pane e beva di
questo calice, cioè la tua comunione è
un problema grave di coscienza di cui
devi rendere conto a Dio.
Perché chi mangia e beve senza
riconoscere il corpo del Signore
mangia e beve la propria condanna.
Se sei superficiale
nell'esaminare la tua coscienza, con la
comunione mangi e bevi la tua condanna,
ti dice chiaro San Paolo.
Ecco, carissimi,
è iniziato il giubileo.
Lo sapete che potete acquistare
ogni volta l'indulgenza plenaria, ogni
giorno, anche ogni giorno.
L'indulgenza plenaria che cosa è? E
l'immersione nella misericordia di Dio e
dare il primato assoluto a Gesù. Ecco
l'indulgenza plenaria.
Basta essere confessati bene anche da un
mese, essere in grazia di Dio e poi la
Chiesa concede l'indulgenza plenaria
attraverso atti semplicissimi.
Io vi invito, carissimi,
a fare a prendere il Giubileo
prima dell'eucarestia come preparazione
all'Eucaristia e farlo tutti i giorni. E
bastano cose semplicissime. Sentite cosa
chiede la Chiesa. Per esempio, basta
mezz'ora di adorazione eucaristica,
basta il rosario fatto bene, mezz'ora
sulla parola di Dio, la visita a un
malato,
un servizio ai poveri. Io credo che
bisognerebbe
prefiggerci di acquistare il Giubileo
ogni giorno e la più bella preparazione,
l'eucaristia
ogni giorno l'indulgenza plenaria.
E vorrei tanto raccomandarvi,
non lasciate la comunione in questo anno
santo.
Se potete non lasciatela nemmeno una
volta.
Mettetevi a posto, ma non lasciate la
comunione.
A un nostro deserto
è intervenuta un ostes della LIIA
e dopo che ci siamo conosciuti
mi fa questa conf questa confidenza.
Lostes della LIIA mi dice io ho promesso
al Signore di mai lasciare la comunione
gli ho detto "Ma come fai a mai lasciare
la comunione col tuo lavoro? Voi sapete
com'è duro il lavoro delle hosts?
È una vita dissipata, stressata, molto
dura, che esige l'adattamento a tutti i
climi. Si passa dal freddo di Mosca al
caldo soffocante del centro Africa,
notti in bianco a servire i passeggeri,
a volte pieni di pretese,
pericoli morali a catena. si incontra
ogni tipo di persona, si sta poco a
precipitare.
Quindi sono stato sorpreso a questa
confidenza di questa hostes dell'Italia
che lei che aveva
sì, ma tutti abbiamo proprio bisogno
della comunione. Ecco, questo hostes
ho capito
capito dopo
che cosa produceva in in lei
l'eucaristia mi ha confidato. Voi lo
sapete, quando i passeggeri escono
dall'aereo, l'ostes si mette lì
all'uscita e good morning e avanti
avanti. Buongiorno qui, grazie là. A
tutti, a tutti bisogna dire good
morning.
E e lei mi dice, "Quando faccio il
saluto a ogni passeggere, ogni
passeggero aggiungo:
"Signore, fa scendere la tua benedizione
su questo uomo, su questa donna e così
ogni passeggero scende dal mio aereo con
la benedizione di Dio." Ecco, ho capito
così una una ragazza
legata alla comunione quotidiana e ho
capito una battuta
tremenda di padre de Foucault. Sentite
padre de Fouco che cosa ha scritto.
Una sola comunione è più della vita,
è più dell'universo,
è Dio stesso.
Posso preferire qualcos'altro
o perdere la grazia che mi fai di
entrare in me?
Una sola comunione è più della vita.
Ecco, vorrei lasciarvi
questo messaggio di padre de Foucault
come conclusione.
Qui Radio Maria abbiamo trasmesso una
catechesi di padre Andrea Gasparino.